“Credo che la mia vita possa essere libera solo all’estero, in Paesi che possano darmi un’altra identità, così che possa permettermi una vita nuova che comincia da zero”: E’ quanto Roberto Saviano ha dichiarato ieri al Tribunale di Napoli, dove è stato ascoltato come teste nel processo “Spartacus” contro i boss del clan dei Casalesi, Francesco Bidognetti e Antonio Iovine. Saviano, così come la giornalista Rosaria Capacchione, è stato chiamato in aula per le minacce subite dagli imputati. “Vivevo a Napoli e immaginavo la possibilità di una carriera universitaria. I rapporti con i miei familiari sono diventati complicati. Il progressivo aumento della scorta rende difficilissima la vita quotidiana. Non esistono passeggiate, nessuna forma di vita normale, non posso prendere il treno né la metropolitana o scegliere un ristorante senza concordarlo con la scorta”. Saviano in aula ha ricordato tutti gli avvenimenti di cui è stato protagonista a partire dal 2006, le minacce, i suoi interventi sul tema della camorra e gli articoli sul processo “Spartacus” che lo hanno condannato a vivere nascosto e sotto scorta. {jcomments on}