impresachiusaNon sono solo gli ultimi casi di Telecom e Alitalia passate o pronte a passare agli stranieri, e neppure i precedenti che hanno visto gioiellini del Made in Italy esserci sfilati dallo straniero. E’ che sono le stesse statistiche sulla produttività e la competitività a focalizzare l’attenzione sulla sempre minor propensione degli italiani a fare impresa.


Dal 2007 in Italia è in corso una forte deindustrializzazione, si legge in un rapporto Ue. Il Paese resta sopra la media Ue, ma il trend di smantellamento è tra i più veloci dell’Eurozona. Il «rapporto sulla Competitività» sarà approvatooggi  dalla Commissione europea. Secondo gli economisti della Ue, in generale anche il resto d’Europa presenta un trend di deindustrializzazione, peraltro non così marcato come in Italia. A perdere terreno, accanto all’Italia, c’è anche la Finlandia, ma la maggior parte dei paesi Ue mostra problemi, eccetto la Germania. A pesare, nel caso italiano ma non solo, gli «alti costi dell’energia», la «burocrazia», la «scarsa spesa in ricerca e innovazione» e i «problemi di accesso al credito».
L’Italia è l’unico paese dell’Eurozona che, insieme alla Finlandia, ha peggiorato la produttività. Ed è stata superata anche dalla Spagna.
Per Bruxelles, a causare questo declino negli ultimi 10 anni sono stati gli aumenti del salario lordo nominale combinato con una scarsa crescita della produttività. Persino la Grecia, messa in ginocchio dalla crisi, ha migliorato in termini di produttività, insieme alla Spagna, che ha così sorpassato l’Italia. E questo perché, nonostante la crisi, Madrid ha fatto le necessarie riforme sul mercato del lavoro per spingere la competitività del Paese.
Quali le cause? Tra le altre sicuramente i maggiori costi che pagano le nostre imprese in termini di infrastrutture, lavoro, energia, burcorazia. ma anche la mancanza di una vera e propria classe imprenditoriale che non si è in reltà mai formata.
Infatti per decenni, salvo qualche eccezione, accanto alle grandi imrpese di Stato c’erano milioni di medfie e piccole imrpese.
Piccolo è bello si diceva. salvo accorgersi, qualche anno dopo, che non lo era affatto.

{jcomments on}