Trattamenti diversi per Berlusconi, D’Alema, Bindi

(Editoriale di Andrea Cangini tratto da QN del 19 settembre 2013)

La legge è uguale per tutti, ci mancherebbe… Ma non sempre è stato così. I ferrei principi esibiti oggi dal Pd a scapito di Silvio Berlusconi, ieri vacillavano quando nel mirino della magistratura era, ad esempio, il compagno Massimo D’Alema. Che, grazie all’immunità che lo status di europarlamentare allora gli garantiva, nel 2008 potè respingere l’assalto della procura di Milano che indagava sull’affare Bnl. L’anno successivo il senatore Nicola Latorre per la stessa vicenda si trincerò dietro il medesimo scudo. E così Rosy Bindi di fronte alla procura di Napoli che voleva indagarla per falso ideologico e abuso d’ufficio, Salvatore Margiotta inquisito a Potenza con l’accusa di associazione per delinquere, Riccardo Marone che a Napoli avrebbe dovuto difendersi dall’accusa di abuso d’ufficio, truffa aggravata e falso ideologico… La legge, dunque, non per tutti è uguale. E infatti i ‘padri’ della «Costituzione più bella del mondo» vollero inserirvi il principio dell’immunità parlamentare a beneficio anche di chi formalmente oggi lo contesta pur essendosene ieri servito.
Di certo, però, la legge va sempre applicata. Oddio, sempre… A volte. Ma sicuramente non quando cozza con gli interessi di cittadini adusi all’abuso. E infatti due mesi fa quattro senatori del Pd campano (Capacchione, Cuomo, Saggese e Sollo) hanno presentato un emendamento a una legge voluta dal Pdl inequivocabilmente volto a condonare l’abusivismo edilizio. Essendo però democratici hanno fissato in 250 metri quadri il limite all’illegalità.
La legge è sacra, certo, e i diritti dei lavoratori ancor di più. Ditelo ai collaboratori fiorentini e bolognesi dell’Unità, giornale del Pd, che non riescono a farsi pagare i già magri compensi dovuti. O a quei dipendenti precari della Cgil che, quando a capo del sindacato era l’attuale segretario del partito, dovettero intentar causa per difendere i propri diritti. O a quei portaborse che la maggior parte dei parlamentari, non solo del Pd, continua a pagare in nero.
Che poi, questa nobile retorica sulla sacralità della legge mal si adatta ad uno Stato, l’Italia, che come ci ha ricordato il Tempo ogni anno rimborsa quasi un migliaio di cittadini per averli sbattuti ingiustamente in carcere. Uno Stato, l’Italia, che come ci ricordano quotidianamente i radicali viola tutte le norme sanitarie tenendo 66mila detenuti in spazi previsti per 45mila. Uno Stato, l’Italia, che detiene il record europeo di condanne da parte della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo: a luglio erano 2569, il triplo della Francia, 10 volte la Germania, 20 volte la Spagna. Altro che fanalino di coda dell’Europa, l’Italia è prima anche in quanto a violazioni di leggi e direttive comunitarie: sempre a luglio, le procedure di infrazione erano 106, il 28% delle quali in materia ambientale. Del resto, è noto che la maggior parte delle nostre scuole e dei nostri ospedali è fuorilegge. E i muri della sede Rai di viale Mazzini, perfetta ed eterna metafora del Belpaese, sono ancora stipati di amianto. Si capisce allora perché simbolo dell’azienda sia un cavallo morente: saranno le esalazioni… Le stesse esalazioni che spingono oggi una politica timorosa di sè a nascondersi sotto la toga dei magistrati inchinandosi davanti alla sovranità della Legge. Qualsiasi legge, purché venga applicata non all’amico ma solo al nemico.