libriIl mercato librario italiano vale 3,2 miliardi di euro ma è in costante flessione da almeno tre anni.
Si tratta di un mercato estremamente polverizzato e ricco di contraddizioni. Se, infatti, il nostro è un Paese dove oltre 5 milioni di abitanti ammettono di non leggere mai non solo un libro, ma neppure un giornale, è anche vero che disponiamo di oltre 10mila case editrici, 7mila delle quali più o meno attive.


Anche in questo caso, però, si deve tener presente che il 70% del mercato è in mano a quattro grandi gruppi: nell’ordine Mondadori, Rizzoli, Gems (Mauri Spagnol) e Feltrinelli. Sempre questo, caso prativamente unico in Europa, controllano anche le maggiori catene di distribuzione e di librerie. Mentre ormai le librerie indipendenti si sono ridotte a circa meno di un migliaio.
In Italia si pubblicano circa 60mila titoli all’anno, 164 al giorno domeniche e festività comprese. E si tratta solo dei libri dotati di codice Isbn cui vanno aggiunti i testi di autopubblicazione, la cui moda è crescente sulla scorta delle piattaforme informatiche che stanno cercando di diffondere questa pratica in parte a scapito dei piccoli editori tradizionali.
E’ per questa serie di situazioni che in Italia l’editoria è un settore in crsi come evidenziano recenti avvenimenti quali la crisi di Baldini Castoldi Dalai, sigla storica nazionale, e di altri marchi anche prestigiosi. Feltrinelli dopo non aver ottenuto i risultati sperati  con l’ultimo libro di Saviano ha siglato contratti di solidarietà per un migliaio di dipendenti delle librerie.
A Segrate guardano con molta sorpresa alla lentezza nelle vendite di Inferno. Mondadori ha stampato 1 milione di copie, ma l’ultimo romanzo di Dan Brown ne avrebbe venduto finora “soltanto” 200 mila.
Il mezzo miliardo di debiti messo a bilancio a fine 2012 spingerebbe Rcs a vendere la sezione “collezionabili”.
Ci sono poi i libri digitali. Ma gli ebook sono però la speranza nel breve termine: nel 2012 ne sono stati scaricati 925 mila (+45% le vendite), nonostante i titoli digitalizzati (60.589) siano l’8,3% del totale in commercio, i dispositivi sul mercato non comunichino tra loro e il prezzo sia più alto rispetto ai quello praticato all’estero.
Ma secondo l’economista Fabio Severino, esperto di sistemi editoriali, non siamo di fronte «a una vera rivoluzione, quanto al trasferimento dalla carta al file. Ma questo passaggio coinvolge soltanto chi i libri li legge già. I più giovani non usano l’eReader, restano attaccati ai loro smartphone».
Accusa Severino: «Quando in America esplodeva Amazon, da noi i grandi gruppi pensavano a monopolizzare la parte di filiera destinata alla distribuzione. Risultato? Anche lo zoccolo duro dei lettori, circa 4 milioni, sta diventando sempre più vecchio e non è sostituito dalle nuove generazioni».
Più in generale sempre Severino ricorda come vengono distribuiti i ricavi di un  libro: «Il 40% dei guadagni va ai distributori, il 30 alle librerie e il rimanente 30 agli editori. Infatti prende meno la parte che investe e rischia di più. Quella che paga l’Iva, al 4%, e i diritti d’autore, di solito pari al 10% dei ricavi».

Twitter @BrunelloCavalli

 

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