Antonio Ingroia non è più magistrato. Per assenteismo, visto che nel suo ufficio alla procura di Aosta ha masso piede solo per due ore, per l’insediamento. Il plenum del Csm ha approvato all’unanimità la delibera proposta dalla Quarta commissione che chiedeva la decadenza di Ingroia dall’ordine giudiziario «per essere rimasto assente dall’ufficio ingiustificatamente per un periodo superiore ai 15 giorni». Un finale inevitabile, checché ne dica il leader di Azione civile che una settimana fa ha inviato una lettera di fuoco al Csm, accusandolo di averlo «senza troppi riguardi spinto fuori dalla porta».
Un epilogo scontato cominciato nove mesi fa, quando Ingroia ha buttato la toga per lanciarsi nell’avventura politica di Rivoluzione civile, finita in flop. Il resto è venuto a catena: la decisione del Csm di destinarlo ad Aosta, unico luogo in cui non si era candidato a premier; il suo «no» a una destinazione ritenuta punitiva; la decisione di non dimettersi e di farsi decadere. Il Csm ha fatto solo il notaio. Ora, senza più toga, a Ingroia resta solo Azione civile e il posticino in una società regionale che gli ha ricavato il suo amico governatore Crocetta.