sigaretta-elettronica.jpgLa moda è già passata, la rivoluizone quasi finita. E quella che sembrava l’idea del secolo si sta rivelando un fallimento.
La sigaretta elettronica che doveva liberare milioni di persone dal vizio del tabacco rischia di essere un flop.


Tabaccai e monopoli tremavano di fronte alle stime dell’Anafe, l’associazione nazionale: previsioni di fatturato intorno ai 350 milioni di euro per il 2013. Poi qualcosa è cambiato.  
Secondo l’Anafe (che rappresenta l’80% dei rivenditori) i negozi affiliati alla fine del 2011 erano 500, nel 2012 sono triplicati e la previsione, per il 2013, era di arrivare a 2500. In realtà ad aprile c’è stato uno stop. Anzi, un tracollo. Le quattro grandi catene in franchising denunciavano da gennaio ad aprile 370 nuovi negozi con 200 richieste di nuove aperture. Da maggio a giugno hanno chiuso 123 punti vendita e le richieste sono scese a 2, il 99% in meno.
Ma perchè?. Secondo gli addetti al settore la causa va individuata nella campagna delle lobby del tabacco. Poi ci sono sono i contraccolpi della regolamentazione di un settore prima completamente senza regole.
All’inizio sono arrivati i primi studi sanitari: la sigaretta elettronica non aiuta a smettere di fumare, addirittura è nociva. Piantare dei paletti per ridimensionare quell’idea che la e-cig fosse la panacea di tutti i mali ha le sue conseguenze. E il settore le ha subite tutte.
Poi sono arrivati i sequestri per violazione delle regole sulle etichette.
 Infine la tegola più pesante: l’idea dello Stato di assimilare le sigarette elettroniche alle sigarette analogiche. Stesse accise, stesse regole, stessi divieti per i luoghi pubblici e sullo sfondo l’ombra dei Monopoli. Di più: è arrivata la supertassazione al 58,5% dell’Iva. E su tutti i componenti della sigaretta: dal serbatoio al vaporizzatori, passando per i liquidi e i cavi di ricarica.

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