20110728-213018Giorgio Mulé è indagato per corruzione per un articolo sulla storia di Lavitola.
In un’inchiesta della Procura di Napoli, i pm Vincenzo Piscicelli, John Woodcook (ancora lui) e Francesco Curcio, è accusato di aver “consegnato somme di denaro e/o altre utilità di carattere economico in corso di precisa determinazione” a due persone

affinché gli rivelassero l’indagine che coinvolgeva Valter Lavitola, Gianpiero Tarantini e la moglie, accusati di aver tentato un’estorsione ai danni dell’allora premier. Insieme a Mulè (già condannato a 8 mesi di reclusione per omesso controllo su articolo scritto sul conto del procuratore Francesco Messineo) sono stati iscritti nel registro degli indagati anche l’autore dell’articolo Giorgio Amadori, un avvocato e il cancelliere del gip che avrebbe consegnato l’ordinanza che stava per essere emessa nei confronti dell’ex direttore dell’Avanti! e degli altri due.
Ai pm napoletani che lo hanno sentito due anni fa, Giorgio Mulè dice di non sapere chi siano questi altri due personaggi. Versione che non convince, tanto che è stato convocato di nuovo venerdì prossimo. Secondo i magistrati che stanno indagando il cancelliere del gip e l’avvocato non sono affatto due sconosciuti, ma sono coloro che, dietro un compenso ancora da decifrare, avrebbero fornito quell’ordinanza di custodia cautelare che poi è finita in un articolo pubblicato da Panorama il 25 agosto del 2011, anticipato il giorno prima dalle agenzie di stampa.
E così Giorgio Mulè, che già rischia di finire dietro le sbarre per l’omesso controllo nella vicenda Messineo, è ora minacciato di un’altra condanna.
In questo Paese dove ormai opera una magistratura al di fuori di ogni controllo ci sono semrpe più rischi per la libertà di stampa e per la libertà d’espressione in genere.

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