Esplicite le dichiarazioni fatte da Totò Riina ad un agente della polizia penitenziaria, dichiarazioni raccolte in una relazione depositata oggi alla Procura di Palermo tra gli atti del processo relativi alla trattativa Stato-mafia.

Secondo quanto riportato dall’agente di polizia, il boss che ha scelto di non diventare collaboratore di giustizia, sosterrebbe che il suo arresto fu voluto da Bernardo Provenzano e Vito Ciancimino, per altro confermato dal figlio di quest’ultimo, Massimo.

Inoltre avrebbe confermato il ruolo dei servizi segreti nella strage di Capaci, nella scomparsa dell’agenda rossa del giudice Borsellino e nell’attento di via D’Amelio.

La trattativa Stato-mafia consisterebbe, quindi, in una negoziazione tra Cosa nostra e le istituzioni italiane, avvenuta, si ritiene, nel periodo a cui risalgono proprio la morte dei giudici Falcone e Borsellino, quest’ultimo considerato forse un enorme ostacolo alla trattativa, come sosterrebbero Gaspare Spatuzza e Giovanni Brusca. {jcomments on}