Amy-WinehouseDi Amy Winehouse si è detto di tutto: dei suoi problemi con alcol e droghe, dei tentativi di riabilitazione e delle ricadute, con parole a volte scritte con violenza da parte dei tabloid che l’hanno dipinta spesso una persona debole, inconsistente, quasi indegna di una voce così potente e strabiliante. Si è parlato delle tappe dei tour annullate per via della dissolutezza dell’artista e della delusione dei fans che hanno iniziato a vederla come un derelitto e non più come il mito da idolatrare.

Si è detto dei problemi familiari, degli scandali, dei disordini alimentari e di tutto ciò che in questi casi fa gola ad un pubblico curioso che non tiene conto che, in verità, si sta scavando nella vita di una persona reale, in carne e ossa. E infine se n’è raccontata la morte, il 23 luglio 2011, una storia che incuriosisce ancora oggi per le ombre che la caratterizzano e per l’appartenenza a quello che viene chiamato il Club of 27, cha accomuna tanti grandi artisti come Kurt Cobain, Janis Joplin e Jim Morrison.

Si è parlato poco, però, di Amy, la ragazza appartenente ad una modesta famiglia inglese, di religione ebraica, fervida lettrice, amante soprattutto di Dostoevskij. Non si è parlato dei dischi che ascoltava, dei suoi ricordi legati agli esordi nella musica, dei suoi affetti, quelli veri, dell’attività filantropica che portava avanti soprattutto verso opere di carità a sostegno dei bambini.

La mostra ‘Amy Winehouse: A Family Portrait’ assolve a tale compito: fare un viaggio nella vita della giovane Amy, attraverso i ricordi di famiglia, le foto, le passioni, gli oggetti legati alla vita da star e a quella privata, i libri e i dischi preferiti, con lo scopo di dare un’immagine più completa di questa complessa artista e mostrare quindi la persona a 360 gradi.

La mostra è stata allestita al Jewish Museum di Camden Town, a Londra, e sarà visitabile fino al 15 settembre. {jcomments on}