PantaniIl nome di Marco Pantani, vincitore al Tour de France del 1998, potrebbe essere cancellato dall’albo d’oro della Grande Boucle se il Pirata di Cesenatico dovesse apparire nell’elenco dei corridori che in quell’anno hanno fatto ricorso al doping.

A rivelarlo in esclusiva all’Equipe è il presidente dell’Uci Pat McQuaid. “Sì, potremmo considerarlo”, ammette il numero uno dell’Unione Ciclistica Internazionale. Il 18 luglio, proprio il giorno in cui i corridori affronteranno l’Alpe d’Huez, una commissione del Senato francese pubblicherà una lista sulla base di analisi fatte a posteriori su campioni di sangue prelevati in quell’anno. Dopo 15 anni quindi si tira fuori questa storia continuando a trattare Pantani (e tutti i ciclisti) peggio dei delinquenti: per la giustizia ordinaria la prescrizione è di dieci anni. Oltretutto il reato si estingue con la morte del colpevole: il ciclismo invece pare non avere pietà neanche dei morti. Come potrebbe difendersi Pantani? E da cosa poi?
La sensazione è che dopo l’autogol del caso Armstrong, i massimi vertici del ciclismo, stiano per segnare un altro autogol. Tutto questo mentre gli altri sport continuano a proteggere i propri ‘eroi’ anche se dopati. Il Pirata si aggiudicò il Tour del 1998 dopo aver preso il comando nella leggendaria tappa di Les Deux Alpes. Pantani vinse quella Grande Boucle con più di 3’ di vantaggio sul tedesco Jan Ullrich e 4’ sull’americano Bobby Julich. Entrambi hanno confessato in seguito di aver fatto uso di sostanze dopanti.

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