Potrebbe chiudersi il caso di Cesare Battista, l’ex terrorista in fuga dall’Italia dal 1981.

E come accade sempre in casi eclatanti come questo, potrebbe chiudersi per un piccolo dettaglio.

Cesare Battisti fu condannato all’ergastolo per quattro omicidi, commessi durante gli anni di piombo, una pena effettivamente mai scontata poiché dopo il primo periodo di reclusione riuscì ad evadere e rifugiarsi prima in Francia e poi in Brasile.

Il vero e proprio caso Battisti scoppiò nel 2004 quando, arrestato a Parigi e dichiarato estradabile, si rese latitante lasciando il paese. Dopo anni in cui aveva scelto di non commentare la condanna per i quattro omicidi, nel 2006 Battisti cambiò strategia e si proclamò innocente. Venne poi arrestato in Brasile nel 2007, insieme ad una donna esponente dei comitati di sostegno ai latitanti italiani, che avrebbe dovuto consegnargli del denaro, ma nel 2009 il Brasile gli accordò lo status di rifugiato politico, rendendolo quindi non estradabile in Italia e accrescendo polemiche e contrasti. Fino ad ora. Ora che il Supremo tribunale di giustizia brasiliano ha respinto il ricorso di Cesare Battisti per la revisione di una condanna per uso di falsi timbri sul passaporto. La legislazione brasiliana prevede l’espulsione per chi falsifica documenti per ottenere l’ingresso o la permanenza nel Paese e in merito alla colpevolezza di Battisti sembra non vi siano dubbi.{jcomments on}