lettaIl governo posticipa di tre mesi l’incremento dell’aliquota maggiore ma nel compenso spara una raffica di aumenti fiscali che si traducono in nuovi pesanti aggravi per tutti i cittadini e le imprese.


Sa di vera e propria beffa la decisione assunta dal Consiglio dei ministri in materia fiscale.
Il Governo ha rinviato al 1 ottobre l’aumento dell’Iva al 22%. Ma per copfrire il mancato gettito dovrebbero arrivare un aumento al 58,5% della tassa sulle sigarette elettroniche, e l’incremento degli acconti Irpef e Ires. A Bruxelles per i lavori dell’Ecofin straordinario, Saccomanni ha spiegato che “adesso si stanno finalizzando i testi” per le coperture del rinvio. “Si tratta di una serie di coperture molto dettagliate”, ha concluso il ministro, “e quindi preferisco non entrare nei dettagli”.
Per il contribuente sono in arrivo una serie di rincari piuttosto pesanti. A decorrere dal 31 dicembre 2013 la misura dell’acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) passa al 10%, mentre finora era al 99 %.Per quanto riguarda l’Ires, invece, il decreto stabilisce che la misura dell’acconto dell’imposta sul reddito delle società passa dal 100 al 101%. Per l’Irap, infine, il governo ha fissato il versamento di acconto al 110%. Secondo i calcoli della Cgia di Mestre, questo scherzetto costringerà le imprese e i lavoratori autonomi ad anticipare all’erario 2,6 miliardi. Una vera e propria stangata. Un importo che copre abbondantemente lo slittamento sino a fine anno dell’aumento dell’Iva che, secondo le fonti del governo, dovrebbe costare 2 miliardi. “Ha il sapore di una vera e propria beffa”, ha tuonato il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi denunciando che i rincari fiscali contribuiranno a peggiorare la situazione finanziaria di artigiani, commercianti, liberi professionisti e piccoli imprenditori che da tempo denunciano a gran voce di non disporre della liquidità necessaria per mantenere in piedi l’attività.

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