Non ci sono euro da spendere? Si tira la cinghia e si rinviano gli acquisti? Anche le imprese fanno fatica a saldare i fornitori oberate da troppi oneri fiscali e previdenziali? Bene. A Rimini hanno ideato una soluzione. Si chiama ‘Quinc’. Un nome curioso, ma che è in realtà l’abbreviazione di ‘Quincunx’, antica moneta di bronzo in uso in epoca romana, che veniva coniata anche a Rimini.
Da un’idea della locale Camera di Commercio permette alle aziende di scambiarsi beni e servizi senza tirar fuori denaro.
«L’obiettivo — spiega il segretario generale della Camera di commercio, Maurizio Temeroli — è quello di dare alla possibilità alle aziende di acquistare e fare investimenti, nonostante le difficoltà economiche che attraversano e la stretta creditizia. Inoltre crediamo che, con questo sistema, le nostre imprese possono aumentare i loro affari, mantenendo la ricchezza nel territorio riminese».
Facciamo qualche esempio: Un’impresa di software vende un’applicazione a una tipografia, che effettua il pagamento in parte in euro e in parte con i buoni sconto. Incassati i buoni sconto (i ‘Quinc’, appunto), l’azienda di software potrà riutilizzarli per poter comprare ad esempio materiale di cancelleria, carta, o qualsiasi servizio di consulenza presso le altre aziende che fanno parte della rete del baratto.
La speranza è questa forma di baratto possa funzionare e diffondersi a tantissime imprese. Se funzionasse, vista anche la difficoltà di accesso al credito e quindi la scarsità di denaro circolante, sarebbe una bella boccata d’ossigeno per tutti gli imprenditori.