l43-berlusconi-rubyPrevista ma più dura del previsto la condanna a Silvio Berlusconi per il Rubygate. Il Tribunale di Milano ha inflitto al leader del Pdl sette anni di reclusione e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Ma non basta: con una decisione che fa molto discutere e che potrebbe apparire come una forma di intimidazione, il collegio giudicante ha anche trasmesso alla Procura della Repubblica anche i nomi di tutti i testimoni che nel dibattimento hanno esdetto cose contrarie alla verità stabilità dalla Procura stessa.
La sentenza rincara la pena di sei anni proposta dai pm Antonio Sangermano e Ilda Boccassini e modifica, aggravandole, le sue responsabilita’.
“E’ un assalto alla diligenza, faremo appello”, la reazione immediata di Niccolo’ Ghedini e Piero Longo.
I giudici vanno oltre la richiesta della Procura perche’ scelgono di contestare al leader del Pdl, diversamente da quanto fatto dai Pm, la ‘vecchia’ concussione per costrizione, con pena massima di sette anni, e non la ‘nuova’ per induzione, punita con sanzioni piu’ lievi e che prevede la ‘complicita” delle vittime. Escono cosi’ dal ‘dedalo’ interpretativo della legge introdotta dal Governo Monti e sostengono che i poliziotti ai quali l’allora capo del Governo telefono’ in Questura erano vittime e non ‘complici’. Resta da spiegare, e questo i giudici lo dovranno fare nelle motivazioni attese entro 90 giorni, come mai la giovane commissaria Giorgia Iafrate, che affido’ la ragazza a Nicole Minetti, sia stata inizialmente vittima e poi ‘complice’, testimoniando il falso in aula per difendere Berlusconi. Accusa ipotizzata oggi dal Tribunale che ha chiesto di trasmettere il verbale della sua deposizione alla Procura per le “opportune valutazioni”.

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