220px-Rocco ChinniciDopo 15 anni in cui non se ne è saputo più nulla, improvvisamente è ricomparso a Palermo il fascicolo nel quale è ricostruita la storia del processo per la strage Chinnici.

Rocco Chinnici fu ucciso il 29 luglio 1983 con una Fiat 127 imbottita di esplosivo davanti alla sua abitazione in via Pipitone a Palermo, all’età di cinquantotto anni. Con lui rimasero uccisi il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l’appuntato Salvatore Bartolotta, componenti della scorta del magistrato, e il portiere dello stabile di via Pipitone, Stefano Li Sacchi. Ad azionare il detonatore fu il killer mafioso Antonio Madonia.

 

 

In Assise il giudice Antonio Saetta aveva previsto dure pene ai killer di Rocco Chinnici, ma anche lui fu ucciso, poco dopo, insieme al figlio, il 25 settembre 1988 a Caltanissetta in un attentato di mafia.

Secondo alcuni pentiti il terzo processo d’appello, celebrato a Messina nel 1988, dopo due annullamenti della Cassazione, avrebbe subito degli ‘aggiustamenti’ per arrivare all’assoluzione, per insufficienza di prove, dei mandanti Michele e Salvatore Greco. Secondo quanto dissero all’epoca i collaboratori di giustizia in questione, infatti, la mafia avrebbe corrotto l’allora presidente della corte d’Assise, Giuseppe Recupero. Il fascicolo passò quindi nelle mani della magistratura di Reggio Calabria, dimostratasi subito incompetente, e tornò dunque a Palermo dove fu ‘dimenticato’. Nessuno in questi anni ha più indagato sulla presunta corruzione di Recupero, morto cinque anni fa; il caso è tornato fortuitamente alla luce per la scoperta di due giornalisti che stavano lavorando al libro “Così non si può vivere” edito da Castelvecchi. L’inchiesta, affidata ora al procuratore aggiunto Vittorio Teresi, cercherà comunque di accertare se la mafia abbia veramente versato a Recupero 200 milioni delle vecchie lire e quindi dare giustizia ad una strage rimasta per troppo tempo senza colpevoli.{jcomments on}