beppegrilloAltro che scontrini e rimborsi. Qui c’è in ballo un bel pacco di milioni. Per l’esattezza 5 dalla Camera dei deputati e 6 dal Senato della repubblica.
Sono i fondi che la legge riserva ai gruppi parlamentari e che variano in base alla loro consistenza.


A Montecitorio due lettere, di Pd e Sel, hanno sollevato il caso sull’utilizzo di questi fondi. Missive riservate inviate alla presidente della Camera Laura Boldrini. E la presidenza ha allertato gli uffici interessati. L’istruttoria è aperta.
I due partiti scrivono che c’è un margine di notevole ambiguità nell’utilizzo dei fondi parlamentari, perché lo statuto grillino prevede una gestione da mano esterna. La mano di Grillo. Recita infatti lo statuto del Movimento della Camera e del Senato: «Il Gruppo si avvarrà di un gruppo unitario di comunicazione, costituito di personale particolarmente qualificato e dotato di esperienza nel settore». Ma il plotoncino delle sentinelle pagate dallo Stato, la sua «concreta consistenza» in termini di «organizzazioni, risorse e strumenti», sarà «definita da Beppe Grillo, nella sua qualità di garante e rappresentante del MoVimento 5 Stelle, anche al fine di assicurare l’individuazione di personale particolarmente qualificato» eccetera. Sarà quindi Grillo a gestire anche le risorse, oltre che la struttura, dell’attività di comunicazione, compresa nelle spese del gruppo rimborsate dai cittadini.

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