ingroia 0-jpgPovero Antonio Ingroia, da un po’ di tempo non gliene va bene una. Si è presentato alle elezioni e gli elettori lo hanno ignorato. Ha chiesto di rientare nei ranghi della magistratura e il Csm lo ha mandato ad Aosta. Ma lui lì non vuole proprio andarci e, per questo, ha fatto ricorso al Tar.

Solo che anche i giudici amministrativi gli hanno risposto picche e hanno respinto l’istanza cautelare presentata dall’ex procuratore aggiunto di Palermo contro la delibera del Csm. Il trasferimento deciso dopo la mancata elezione in Parlamento
“Ai fini dell’accoglimento della domanda cautelare – si legge nell’ordinanza depositata dalla Prima Sezione Quater del Tar del Lazio – è necessaria la sussistenza di un pregiudizio concreto ed attuale, il quale, con riferimento al caso in esame, non appare connotato da gravità ed irreparabilità, ove riferito al trasferimento del magistrato in una sede che sarebbe stata, in ogni caso, diversa rispetto a quella di provenienza”. I motivi di ricorso presentati da Ingroia, che chiede l’annullamento della delibera, “non appaiono – sottolinea il Tar – allo stato, tali da far ritenere sussistenti con certezza i profili asserenti al ‘fumus boni iuris’ i quali potranno essere più compiutamente esaminati nella successiva fase di merito”.
I giudici amministrativi, dunque, dovranno fissare adesso una nuova udienza in cui discutere nel merito la questione. Ingroia, ex procuratore aggiunto di Palermo, era stato collocato fuori ruolo nello scorso autunno per rivestire un incarico Onu in Guatemala, ma poi, era rientrato in Italia candidandosi alle elezioni politiche come leader di ‘Rivoluzione Civile’. Non risultando eletto e scaduta l’aspettativa elettorale, è tornato in magistratura: il Csm ha ritenuto che Aosta fosse l’unica destinazione possibile per Ingroia, dato che si era candidato in tutte le circoscrizioni elettorali d’Italia.
Ingroia ha preso servizio ad Aosta il 15 maggio scorso, in qualità di sostituto procuratore della Repubblica, e sta ora usufruendo di un periodo di ferie, fino al 20 giugno. Contro la decisione del Tar, il magistrato può presentare ricorso al Consiglio di Stato.

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