rapporto istatPiù disoccupati e meno certezze. Questa è la foto dell’Italia raccontata nel rapporto Istat 2013.
Sono sei milioni le persone sono senza lavoro e che vorrebbero trovare un’occupazione.


La disoccupazione e’ aumentata del 30,2%, pari a 636mila unita’, oltre un milione in piu’ dal 2008: quasi la meta’ dei nuovi disoccupati del 2012 ha tra i 30 e i 49 anni e, inoltre, un disoccupato su due lo e’ da almeno un anno.
Le persone in cerca di occupazione da almeno 12 mesi, spiega l’Istat, sono aumentate dal 2008 di 675mila unita’ e nel 2012 rappresentano il 53% del totale, contro una media Ue27 del 44,4%. La durata media della ricerca di un nuovo lavoro e’ pari a 21 mesi – 15 mesi nel Nord e 27 mesi nel Mezzogiorno – e arriva a 30 mesi per chi e’ in cerca di una prima occupazione. Lo scorso anno e’ aumentato sia il ricorso alla cassa integrazione sia la probabilita’ di transitare verso la disoccupazione.
In particolare l’Italia ha ”la quota piu’ alta d’Europa” di giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano ne’ studiano. Si tratta dei cosiddetti Neet, arrivati a 2 milioni 250 mila nel 2012, pari al 23,9%, circa uno su quattro. Basti pensare che in un solo anno sono aumentati di quasi 100 mila unita’.
Il potere d’acquisto delle famiglie italiane ha registrato una caduta ”di intensita’ eccezionale” (-4,8%). Al calo del reddito disponibile (-2,2%) e’ corrisposta una flessione del 4,3% delle quantita’ di beni e servizi acquistati, la caduta piu’ forte da inizio anni ’90. Altro dato allarmante: quasi due famiglie su tre (ikl 62%) tagliano sul cibo. E 6,8 milioni di cittadini non hanno da parte neppure 800 euro per le emergenze.
L’unica cosa che è aumentata con la cura Monti sono letasse. Nel 2012 ”l’incidenza delle imposte correnti sul reddito disponibile delle famiglie e’ salita al 16,1%”, si tratta del livello piu’ alto dal 1990. E’ quanto si legge nella sintesi del Rapporto Annuale Istat 2013.
Nonostante tutto, però, gli italiani mantengono un atteggiamento tendenzialmente positivo. In particolare si sentono soddisfatti per i propri aspetti relazionali, la salute e il tempo libero. E guardando al futuro, malgrado l’insoddisfazione per la situazione economica, ci si sente piu’ positivi e sono soprattutto i giovani fino a 34 anni a essere i piu’ ottimisti.

{jcomments on}