FortetoLa vicenda della Cooperativa agricola di Vicchio al Mugello, in  provincia di Firenze è esplosa in tutta la sua sintomatica gravità E le ripercussioni del caso hanno colpito direttamente la sinistra che da oltre 30 anni copre la comunità e quel che vi accade.


Il Tribunale di Firenze ha aperto una nuova inchiesta sul centro di accoglienza di Vicchio che da 35 anni accoglie minori in difficoltà e ha rinviato a giudizio 23 persone. Per il fondatore del Forteto, Rodolfo Fiesoli, le accuse sono violenze su minori e maltrattamenti. Per tutti gli altri l’accusa è di maltrattamenti.
L’inizio del processo è stato fissato dal gup Anna Liguori per il prossimo 4 ottobre. Tra le parti civili ammessi anche il Comune di Borgo San Lorenzo e la Regione Toscana  che aveva chiesto l’ammissione “a causa del danno di immagine subito, avendo seguito e sostenuto nel tempo vari programmi e iniziative de Il Forteto”.
Davvero singolare la storia di questa comunità che ha potuto goder, nel corso di soltre un trentennio, di protezioni ai più alti livelli. E sconcertante è soprattutto il fatto che, nonostante le denunce e le indagini più volte avviate dai magistrati fiorentini, Tribunali dei minori, quello di Firenze in testa, abbiano continuato a inviare ragazzi con problematicità in affido alla comunità di Vicchio.
Sono le loro storie, spesso raccapriccianti, ad aver fatto riprendere l’inchiesta e avviato il pocedimento giudiziario in corso.
La filosofia della comunità guidata da Fiesoli, detto Il profeta, è quella della comune che contraddice la famiglia tradizionale e si regge su collusioni, intimidazioni e ricatti. Il risultato sonon abusi sessuali, fisici, emotivi, psicologici testimoniati da quanti, dopo esserne usciti o anche restando all’interno, hanno denunciato umiliazioni, costrizioni psicologiche e abusi di ogni genere.
Particolari che emergono anche dalla commissione regionale d’inchiesta approvata all’unanimità e discussa in consiglio regionaledella Toscana. Racconti strazianti che più di una volta hanno fatto calare il gelo sull’aula del consiglio.
L’ultimo episodio è stato denunciato da un ragazzo di 20 anni che alloggia da tempo nella struttura del Forteto: Cristopher Bimonte. Stando al suo racconto, ha detto di aver ricevuto calci, pugni e minacce per aver commentato su Facebook il servizio televisivo delle Iene che raccontava la storia della cooperativa agricola.  “Ero a letto quando mi ha chiamato Cristopher, in lacrime, dicendomi che lo avevano picchiato – racconta Luigi Aversa, portavoce delle Vittime del Forteto –  Mi ha chiesto di chiamare subito i carabinieri e mi ha detto che si era nascosto nel bosco perché decine di persone del Forteto stavano continuando a inseguirlo”.
La comunità per tutti questi anni ha goduto di protezioni a ogni livello soprattutto nell’ambito della sinistra.
Gli atti dell’inchiesta raccontano scene di sesso (estorto con la forza fisica o con la crudeltà psicologica), punizioni corporali, «stupri psicologici» di fronte agli altri (negli anni Novanta si ricorda il figlio di un magistrato che fu fatto mangiare a 4 zampe da una ciotola come fosse un cane: così raccontano due vittime).
E parlano di controlli inesistenti dei servizi sociali.
Perché questo? Per gli stretti legami che univano il Forteto al potere politico in Toscana.
Un’informativa della polizia, datata marzo 2011, conferma l’esistenza di questi intrecci politici con chi doveva controllare e non ha controllato: «Fiesoli creava le famiglie a suo piacimento. I nuovi arrivati vengono affidati legalmente dal Tribunale a una coppia di genitori ma non è detto che siano poi cresciuti ed educati dalle persone a cui sono stati legalmente affidati. I servizi sociali, negli ultimi anni, si sono fidati dei soci del Forteto e anche se ogni tanto si presentavano in loco a fare delle visite non effettuavano dei veri e propri controlli. C’era spesso Fiesoli ad accoglierli e trascorreva tutto il tempo con loro».
Ma del Forteto si sapeva molto, e già agli inizi dell’attività. Fondata nel 1977, la comunità viene messa sotto inchiesta nel 1979 da un magistrato che dava fastidio al palazzo di giustizia di Firenze: Carlo Casini, futuro parlamentare Dc e leader del «Movimento per la vita». In un ambiente di toghe progressiste e dunque illuminate, egli era l’integralista retrogrado. Casini fece arrestare Rodolfo Fiesoli, il Profeta del Forteto, e il suo braccio destro Luigi Goffredi, in seguito entrambi condannati in primo grado, in appello e in Cassazione. La sentenza divenne definitiva nel 1985. I reati accertati gravissimi: maltrattamenti, lesioni aggravate continuate e atti di libidine violenti su minori (tra cui una disabile) aggravati dal fatto che Fiesoli era l’affidatario.
Nonostante questo i giudici minorili hanno continuare a inviare al Forteto giovani in affido. Perchè?
Ora, con oltre trent’anni di ritardo, la sinistra fa atto di resipiscenza. La Lega Coop cui il Forteto aderisce prende le distanze e mne caambia i vertici, la Regione Toscanachiede i danni dopo aver finanziato la coop, l’establishment politico-intellettuale di Firenze tace così come i magistrati minorili che frequentavano abitualmente la comunità dei bimbi abusati.
Peccato che o facciano adesso, dopo che per tanti anni non solo non hanno parlato, ma , spesso, hanno plaudito a quella che si sta rivelando sempre più una comunità degli orrori.

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