iva2 tL’aumento dell’Iva dal 21 al 22%, previsto per il primo luglio, comporterebbe per le famiglie una stangata da 135 euro l’anno. A tanto ammonterebbe, spiega il direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio Mariano Bella, l’importo che sarebbe devoluto dalle famiglie all’incremento della spesa, visto che l’alquota impatta sul 70% dei consumi totali.

Si tratterebbe, per il solo 2013, dal luglio a dicembre, di 70 euro in più che “contribuirebbero a deprimere i consumi”. L’Ufficio studi ha anche rivisto le stime sulla nati-mortalità delle imprese del del commercio al dettaglio a fine anno: sono 26mila quelle che potrebbero scomparire a causa della crisi.
Conorda la Cgia di Mestre. Secondo l’organizzazione, se il Governo non riuscirà a scongiurare l’aumento dell’Iva gli aggravi di imposta sui portafogli delle famiglie italiane “saranno pesantissimi, pari 2,1 miliardi di euro nel 2013 e ben 4,2 miliardi nel 2014”.
Per una particolare coincidenza, i 2,1 miliardi del 2013 sono grossomodo la cifra che corrisponde all’acconto dell’Imu sull’abitazione principale, quello posticipato al 16 settembre dall’esecutivo di Enrico Letta in attesa di portare a termine una riforma complessiva della tassazione.
La Cgia – a consumi costanti – stima che per un nucleo costituito da tre persone l’aggravio medio annuo sarà di 88 euro. Nel caso di una famiglia di quattro componenti, l’incremento medio annuo sarà invece di 103 euro. Visto che per il 2013 l’aumento dell’Iva interesserà solo il secondo semestre, per l’anno in corso gli aumenti di spesa saranno la metà: 44 euro per la famiglia da tre persone; 51,5 euro per quella da quattro. Vino, birra, carburanti e meccanico (33 euro l’anno in più per un nucleo di tre persone), abbigliamento, calzature (+18 euro), mobili ed elettrodomestici le categorie che rincareranno per primi. Il passaggio dal 21% al 22% dell’aliquota Iva ordinaria non inciderà sulla spesa dei beni di prima necessità, come gli alimentari, la sanità, l’istruzione, l’abitazione, tutti beni ai quali si applica l’Iva al 10% o al 4%, o non si applica affatto.

 

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