silvio-berlusconiScontata condanna di Silvio Berlusconi nel processo di appello per i diritti Mediaset. Lo ha deciso la seconda sedzione della  Corte d’Appello di Milano condividendo in pieno la sentenza emessa lo scorso 26 ottobre dal Tribunale.

l giudici, presieduti da Alessandra Galli, hanno anche di nuovo inflitto 3 anni di reclusione (condonati) a Frank Agrama, il produttore statunitense ritenuto “socio occulto” del Cavaliere, 3 anni e 8 mesi e un anno e due mesi agli ex manager Daniele Lorenzano e Gabriella Galetto.
In più, per questi e per l’ex premier hanno disposto, come il collegio presieduto da Edoardo D’Avossa, una provvisionale di 10 milioni di euro da versare in solido alla Agenzia delle Entrate. Per la vicenda, con al centro una presunta frode fiscale commessa tra il 2001 e il 2003 con la compravendita dei diritti tv (andrà prescritta nell’estate 2014), sono stati ancora mandati assolti Fedele Confalonieri e Giorgio Dal Negro e Marco Colombo, mentre per il banchiere Paolo Del Bue, con il rigetto del suo ricorso, è stato dichiarato ancora il non doversi procedere per intervenuta prescrizione e non l’assoluzione con formula piena come avrebbe voluto. L’avvocato generale Laura Bertolé Viale, accanto alla conferma delle condanne per il leader del Pdl e per gli altri tre imputati, aveva chiesto 3 anni e 4 mesi di carcere per il presidente di Mediaset e tre anni per gli altri due.
Ora Il processo Mediaset potrebbe approdare in Cassazione ‘’in autunno avanzato’’ e potrebbe essere definito ‘’prima della fine dell’anno’’. Nell’impossibilità di una previsione ufficiale, è la proiezione fatta da alcuni penalisti che frequentano la Suprema Corte. Molto dipenderà – è stato spiegato – dai tempi entro i quali saranno depositate le motivazioni della sentenza di secondo grado. I giudici, nel dispositivo, non hanno dato indicazione di un termine, per cui è prevedibile che già entro una quindicina di giorni possa aver luogo l’adempimento. Seguirà poi il ricorso in Cassazione e il trasferimento degli atti processuali alla Suprema Corte, che fisserà la data dell’udienza per il giudizio di legittimità.

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