foto cameraE’ bastato metter via il loden di Monti per invertire la rotta. All’ottuso rigore imposto dalla Merkel al servo sciocco della Bocconi il nuovo governo, appena arrivato oppone la tesi che per uscire dalle secche in cui siamo finiti servono fiducia e crescita.  


Per farlo alcuni atti concreti: stop dell’Imu a giugno, niente aumento dell’Iva a luglio, lavoro prima priorità, abolire il finanziamento pubblico ai partiti e i doppi stipendi dei ministri-parlamentari. Questi i temi su cui intende puntare, nell’arco di 18 mesi, il governo delle larghe intese. Che in questo modo ha ottenuto la fiducia da Montecitorio con 453 sì e oggi avrà il via libera definitivo dal Senato.
Il programma è ambizioso e di legislatura: stop dell’Imu a giugno (per poi rivedere la politica fiscale sulla casa nel suo complesso, ma intanto il Pdl registra una apertura non da poco alle sue richieste), rinuncia all’aumento dell’Iva a luglio, lavoro come prima tra le priorità, la promessa di risolvere il problema degli esodati, forme di reddito minimo per famiglie bisognose con figli piccoli, incentivi per le assunzioni dei giovani taglio degli stipendi ai ministri anche parlamentrai, giro di vite su rimborsi parlamentari, riforma dei partiti, abolizione delle province.
Approvano il Pdl, che incassa già una prima significativa vittoria, approva, anche se con meno entusiamso, il Pd, dice ok anche Scelta Civica.
Critrici i grillini:”Una mano di vernice su un muro rovinato dalla muffa, sembra un esecutivo stato-mafia”.
Letta tuttavia non si perde d’animo e invita di nuovo il Movimento 5 stelle a “scongelarsi”, perché le riforme vanno fatte insieme.
Letta è convinto che “di solo risanamento si muore”. Per questo fin da oggi, con la fiducia in tasca, si metterà in viaggio tra le Cancellerie europee, cercando nuove aperture per adattare le nostre necessità di ripresa alle rigide politiche dell’unione. Berlino, Bruxelles, Parigi, per dimostrare che il nuovo governo italiano “é europeo ed europeista” e che “pensare ad un’Italia senza Europa è la più pericolosa perdita di sovranità”.

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