pd spaccatoNel partito ormai è guerra di bande: tutti contro tutti verso l’esplosione finale. La cosa non sarebbe neppure importante se non fosse che, avendo il Pd non perso le elezioni, da lui dipende gran parte dell’immediato futuro del nostro Paese.


Dopo la certificazione della crisi che ha fatto seguito alle bocciature di Franco Marini e Romano Prodi per la Presidenza della Repubblica la crisi dell’ex Pci è apparsa in tutta la sua evidenza.
Il partito di maggioranza relativa non solo non è stato in grado di indicare un nome, ma, soprattutto, non è riuscito a farlo votare dai suoi grandi elettori.
Da qui le dimissioni di Bersani e, a seguire, di tutta la segreteria.
Solo che adesso la crisi prosegue e rischia di inficiare la possibilità di dar vita a un governo come preteso da Giorgio Napolitano nell’accettare un secondo mandato al Quirinale.
Una buona parte del partito, infatti, si ostina nel no a qualsisi intesa col Centrodestra e continua a guardare verso quel Movimento 5 stelle che ha detto in tutti i modi di non esser disposto a votare un governo a guida Pd.
«Le larghe intese sono impraticabili e farebbero spaccare definitivamente il Pd», sostiene comuqnue Matteo Orfini. «Ora che Bersani non c’è più i grillini dicano se vogliono dare un governo al paese», insiste Andrea Orlando.
Per tentare Grillo qualcuno sta pensando di giocare la carta Rodotà proponendo l’ex candidato grillino al Colle come ministro di peso in un ipotetico esecutivo nel quale non dovrebbero esser presenti ministri Pd.
Intanto, all’indomani dell’elezione di Napolitano esplodono i rancori interni: la Bindi mette il veto su Enrico Letta premier, attacca la gestione Bersani del partito e le nuove leve incapaci «come Alessandra Moretti». Franco Marini, che invece promuove Letta premier, denuncia di essere rimasto vittima di «un partito allo sbando» e attacca «l’ambizione sfrenata» di Renzi.
Un tutti contro tutti, insomma, che non depone a favore di quella responsabilità invocata da Napolitano e che rende impervia la strada per la formazione di un governo.

 

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