aFini-e-CasiniSpazzati via vecchi e nuovi catorci della politica. Gli elettori hanno dimostrato di aver compreso il sistema elettorale maggioritario molto meglio dei politici. E hanno indirizzato le loro scelte su pochi parrtiti togliendo di mezzo gruppi e gruppetti.


A farne le spese sono in molti.
Mario Monti ha pagato le politiche di lacrime e sangue imposte agli italiani per ordine della Merkel. E proprio lui che aveva invitato il Pd a tagliare le ali estreme ha visto tagliate le sue di ali: Fini e Casini. Il primo resta finalmente fuori dalle aule parlamentari, mentre il secondo potrebbe rimanerci, ma, evidentemente, molto molto ridimensionato, praticamente ininfluente. E questo significa aver forse eliminato per sempre un importante elemento di turbativa che negli anni passati ha molto influito sulla tenuta dei governi di centrodestra.
Spazzato via dagli elettori anche il partito dei manettari. Ingroia e Di Pietro sono stati cacciati dalle aule parlamentari assieme ai loro sodali compresa la redazione del Fatto Quotidiano, l’organo ufficiale del partito delle manette.
Gli elettori hanno detto basta agli inganni dei terzi poli e dei centri e centrini e hanno effettuato scelte chiare: voti concentrati su soli quattro gruppi, i primi tre dei quali con un quasi equivalente numero di voti.  
Il Movimento 5 Stelle è formalmente il primo partito italiano. Mentre Berlusconi, dato sempre per morto, ha dimostrato di essere vivo e vegeto ed è riuscito a ridimensionare la Lega (vedi in Veneto) senza perder sostanzialmente troppi consensi e assicurandosi di rimanere tra i protagonisti della politica dei prossimi mesi.
Bersani ha di che esser soddisfatto, ma non troppo. Gli italiani hanno dimostrato ancora una volta di non volere un governo guidato da un ex comunista e l’alleanza con Vendola probabilmente gli ha portato più svantaggi che vantaggi. Madornale l’errore del Pd di far la guerra a Matteo Renzi: il volto nuovo che avrebbe potuto attrarre nuovi consensi.

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