250px-Maradona 2010-1L’Agenzia delle Entrate pretendeva dal “pibe de oro” 40 milioni di euro. Ma lui non li doveva perchè gli accertamenti fiscali di Guardia di Finanza e Equitalia erano nulli.
La Commissione Tributaria Centrale, ultimo grado di giudizio della giustizia fiscale, il 29 gennaio scorso ha accertato l’estinzione per intervenuto condono dei giudizi, che vedevano ancora coinvolti la società sportiva Calcio Napoli per le vicende di Careca, Alemao e Maradona, in virtù delle norme speciali sul condono.
Non solo. La sentenza ha anche confermato la nullità dell’originario accertamento fiscale eseguito negli anni ’80 nei confronti del fuoriclasse argentino e degli altri soggetti coinvolti per compensi pagati a società estere per lo sfruttamento dei diritti di immagine. “Equitalia e Agenzia per le Entrate – spiegano gli avvocati Pisani e Scala – in tutti questi anni piuttosto che esigere crediti veri hanno solo perseguitato il più grande calciatore del mondo facendolo scappare dall’Italia e costringendolo a non metterci più piede per una pretesa infondata e tasse non dovute, delle quali addirittura avevano già ottenuto il pagamento per effetto del predetto condono da parte della società sportiva Calcio Napoli”.
”Maradona è finalmente libero dall’incubo del fisco e dalle false strumentalizzazioni a suo carico”, ha quindi sostenuto l’avvocato Pisani annunciando che il Pibe de oro è pronto a passare al contrattacco. Ha infatti dato mandato per chiedere un mega risarcimento all’Agenzia delle Entrate per “danni personali, all’immagine, patrimoniali e da perdita di chance, subiti in questi anni con cartelle false per tasse annullate non dovute, quantomeno per una somma equivalente alla stessa pretesa, ingiustamente addebitatagli di 40 milioni di euro”.

 

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