monte-dei-paschiLo scandalo Monte dei Paschi di Siena scuote l’economia e anche la politica. Soprattutto in queste giornate di campagna elettorale. E punta diretto al cuore del Pd da sempre partito-padrone di quel che fu uno dei più gloriosi istituti di credito italiani. E se il segretario Pier Luigi Bersani fa il suo mestiere a distinguere partito da banca a dargli manforte sembrano i giornali da sempre amici.
La strategia messa a punto per cercare di togliere le castagne dal fuoco al Pd è semplice quanto rozza: la colpa di tutto è della Banca d’Italia che avrebbe dovuto vigilare meglio. 


Lo sostengono la solita Repubblica debenedettiana, ma anche il sempre più fedele Corriere della Sera. Che, anzi, con un articolo dell’allineato Sergio Rizzo arriva ad accusare non solo via Nazionale, ma anche (e ti pareva) il governo Berlusconi che ha preceduto l’esecutivo Monti.
Il fatto che il Monte sia tradizionalmente la banca di riferimento del Pci-Pds-Ds-Pd neppure sembra sfiorare le due testate. Il fatto che a Siena non si muova foglia che il Pd non  voglia sembra venir ignorato in questa circostanza.
E col fatto che  l’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari, avvocato calabrese e storico militante del Pci-Pds-Ds, nel periodo che va dal 27 febbraio 2002 al 6 febbraio 2012 ha versato a titolo personale nelle casse del partito, il suo partito, 683.500 euro come la mettiamo?
E che dire di Massimo Mucchetti, autorevole giornalista economico per lungo tempo vicedirettore ad personam del Corriere della Sera, oggi candidato del Pd come capolista al Senato in Lombardia, che ha dichiarato: «Non vedo una responsabilità oggettiva del partito, ma della città». Solo che la città è da sempre nelle mani del partito comunista e dei suoi eredi. Forse Mucchetti dimentica o non vuole ricordare.
Meglio, molto meglio dimenticare. E dare tutte le colpe alla Banca d’Italia.

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