In Italia, con il peggiorare della crisi, c’è un “rischio elevato” di cadere in una “enorme trappola della povertà”: una volta che una persona entra in difficoltà, è molto difficile che riesca ad uscirne. E’ quanto emerge dal Rapporto Ue 2012 su occupazione e sviluppi sociali.

La protratta crisi economica che ha colpito l’Ue ha “drammaticamente aumentato i rischi di esclusione sociale di lungo periodo” si legge.
In particolare il rapporto sottolinea come il rischio di esclusione sociale varino “enormemente” tra i diversi Stati membri. L’Italia, insieme a Grecia, Spagna, Malta e i Paesi Baltici, fa parte del gruppo di Paesi in cui “c’è un alto rischio di entrare nella povertà e basse possibilità di uscirne, con la creazione di una massiccia trappola della povertà”. E, avverte Bruxelles, “la situazione sta peggiorando dato che le prospettive attuali sono cupe” per questo gruppo di Paesi.
Peccato che il rapporto ometta di rilevare come gran parte dei nostri problemi sia da attribuire alle politiche di rigore imposteci proprio dall’Ue e ottusamente applicate da Mario Monti.
C’è un “trend preoccupante” che si è imposto nell’eurozona nel corso della crisi, in cui si è creata una “divergenza impressionante” nel tasso di disoccupazione tra il Nord e il Sud dei suoi Stati membri, che è arrivato a differire di 7,5 punti percentuali. Il Rapporto Ue 2012 su Occupazione e sviluppi sociali, mette inoltre in luce la “necessità urgente” di mettere a punto “meccanismi di stabilizzazione macroeconomica più efficaci”.
“E’ improbabile che l’Europa vedrà molti miglioramenti socioeconomici nel 2013 a meno che non faccia maggiori progressi anche nella risoluzione credibile della crisi, trovi risorse per gli investimenti necessari e faccia funzionare l’economia reale”. E’ l’allarme del commissario Ue agli affari sociali Lazslo Andor.

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