Correttamente il presidente della Repubblica ha ricordato alle forze politiche che il presidente del Consiglio, essendo senatore a vita, non può candidarsi in nessuna formazione politica. Un’ulteriore conferma dell’anomalia dell’ex rettore della Bocconi chiamato a gestire una fase di emergenza che, per sua stessa natura, avrebbe dovuto esser ben limitata nel tempo.


Nel ribadire questa cosa così semplice e che a tutti avrebbe dovuto essere evidente Giorgio Napolitano ha inteso zittire, come è sempre più spesso solito fare in un’interpretazione tutta pesronale dei propri doveri istituzionali e delle regole democratiche, quanti in questi giorni stanno tirando Monti per la giacca cercando di appropriarsene.
Abbiamo sempre pensato che non ci fosse alcuna ragione perchè il Prof. Monti fosse nominato senatore a vita. Ma l’inquilino del Quirinale ha disposto diversamente e finchè non ci si deciderà a chiarire quell’articolo della Costituzione che regola l’istituto dei Senatori a vita, non possiamo farci un bel nulla. Monti avrebbe potuto esser premier senza la necessità di esser nominato senatore a vita maturando diritti e prebende, appunto, vita natural durando.
E’ evidente e logico a questo punto che non possa esser candidato e partecipare a una libera competizione elettorale.
Una conferma della sua anomalia  della sua straordinarietà.
Solo che dovrebbero esser proprio questa anomalia e questa straordinarietà a limitare drasticamente nel tempo la sua permanenza a Palazzo Chigi.
E’ un fatto di logica, di opportunità politica, di democrazia.
La smettano, dunque, i vari Casini, Montezemolo e gli ultimi fuoriusciti del Pdl di invocare un Monti bis e si preoccupino, piuttosto, di prepararsi decentemente a una competizione elettora che si annuncia densa di incognite.
Quanto a Monti si prepari a godersi lo scranno di senatore a vita e consenta il ripristino delle fondamentali regole democratiche che l’inquilino del Quirinale ha sospeso oltre un anno fa.

(b. c.)

 

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