Mentre i partiti continuano a disertare i problemi reali giocando sopra e sotto i banchi parlamentari per ritagliarsi regole elettorali ad uso e consumo della loro magra sopravvivenza, ma facendo credere di farlo in nome della «governabilità», i contribuenti pagano in questi giorni i loro cosiddetti anticipi d’imposta.


E passano allo Stato, più o meno, fra Irpef e seconda rata dell’Imu-ex Ici, la tredicesima che debbono ancora riscuotere. Di cui una volta riuscivano a salvare qualcosa destinandola alle spese straordinarie della famiglia, compresi – per chi se li poteva permettere – gli acquisti per le feste di fine anno. Quelle alle quali si stanno preparando, poveretti, i commercianti con gli addobbi natalizi, se sono riusciti a tenere ancora aperti i loro negozi, sperando di attirare la clientela.
Il Fisco tuttavia ci assicura, dati alla mano, per quanto risalenti agli anni scorsi, prima dei salassi imposti dalla crisi economica e finanziaria in corso, che più di quattro milioni di contribuenti, pari ad oltre il 20% del totale, effettuano spese «non coerenti» con i redditi che dichiarano, molte volte persino vicini allo zero. E si prepara con il redditometro a fare le pulci ai furbi e a intensificare la caccia agli evasori.
Speriamo naturalmente che lo faccia nella direzione giusta, senza scambiare per furbo chi non lo è, e continuare a lasciarsi scappare gli evasori. Quelli veri. Che sono tanti e continueranno ad esserlo, allegri e sfrontati tra di noi, che paghiamo le tasse e simili, al posto loro. Da questa storia, diciamo pure da questa cuccagna per chi non paga, o da questo inferno per chi paga tutto e di più, non importa se per onestà convinta, e naturalmente lodevole, o per l’impossibilità materiale di evadere, percependo solo redditi più o meno fissi con trattenute alla fonte, si potrà uscire davvero solo in un modo.
Dando ai contribuenti la convenienza di stanare loro direttamente gli evasori con la deducibilità di tutte le spese documentate. Un metodo che i nostri partiti e governi, tutti, politici e tecnici, si ostinano invece a scartare, o addirittura a contrastare, come ha dimostrato la sconcertante stretta alle deduzioni nella legge ex finanziaria, oggi di «stabilità», in votazioni di fiducia alla Camera.

(Francesco Damato – Il Tempo)

 

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