mariomontiTorna la possibilita’ di una fine anticipata della legislatura. La crisi potrebbe aprirsi perche’ il governo rifiuta l’ipotesi avanzata dal Pdl di un unico election day per regionali e politiche. L’esecutivo ha infatti deciso che per il rinnovo dei Consigli regionali di Lombardia, Lazio e Molise si voti il 10 e 11 febbraio mentre dovrebbero tenersi ad aprile le elezioni politiche.


Angelino Alfano esprime il suo dissenso: ”Fissare le elezioni regionali a febbraio e le politiche ad aprile e’ un giochino che ci costa 100 milioni di euro. Facciamo la tassa Bersani per votare a febbraio. E’ una cosa che mi indigna”. Il segretario del Pdl lancia un ultimatum a Mario Monti: ”Il governo rimedi a un errore grossolano e madornale, il Pdl non puo’ dire di si’. C’e’ tempo fino a venerdi’. Noi valuteremo nel week end cosa fare. In questo modo si condanna l’Italia a cinque mesi estenuanti di campagna elettorale”. Da queste considerazioni, Alfano avanza una proposta: ”Anticipare le elezioni politiche al 10 febbraio, oppure spostare le elezioni regionali al 7 aprile”. La posizione del Pdl e’ scaturita da un incontro tra Alfano, Silvio Berlusconi, Denis Vedini e Gianni Letta in cui si sarebbe convenuto sulla considerazione che per il centrodestra non e’ percorribile un calendario elettorale in cui gli effetti di una probabile sconfitta nelle elezioni regionali possano poi prolungarsi nella campagna per le elezioni politiche. Un rischio che Berlusconi vuole assolutamente evitare. Da qui l’idea di attendere le eventuali decisioni del Consiglio dei ministri di domani: in caso di mancato accoglimento della richiesta di unificazione delle scadenze elettorali, il Pdl voterebbe la legge di stabilita’ e poi aprirebbe la crisi di governo. Secondo alcune indiscrezioni, Berlusconi avrebbe espresso nella riunione di ieri l’intenzione di ridiscendere in campo alla guida del centrodestra in caso di vittoria di Bersani nelle primarie del centrosinistra, mentre lascerebbe questo compito ad Alfano qualora vincesse Matteo Renzi. Pier Luigi Bersani spiega la posizione del Pd: ”Invito Alfano a non fare il mestiere del presidente della Repubblica, ne abbiamo un altro che fa benissimo il suo mestiere. Per me, si va a votare nei tempi giusti per quel che riguarda le elezioni politiche e prima che si puo’ per quelle regionali. Si facciano i conti di quanto costa tenere in piedi delle Regioni senza far nulla”.
Sulla posizione del Pdl – ecco la novita’ che preoccupa il governo – si assestano anche Udc e Fli. La notizia trapela dopo un incontro tra Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini svoltosi nello studio del presidente della Camera a cui erano presenti anche Italo Bocchino, vicepresidente di Fli, e Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc. ”C’e’ molta preoccupazione per le conseguenze del voto a febbraio per le elezioni regionali. C’e’ preoccupazione perche’ oggi inizia una campagna elettorale che durera’ non due mesi ma quattro-cinque. Il rischio e’ che ci sia ingovernabilita’ nelle aule parlamentari e nel governo del paese”, dichiara Cesa. Stessa posizione quella di Bocchino: ”Di fatto siamo gia’ in campagna elettorale e non siamo convinti che il paese se lo possa permettere. Cosi’ bruciamo gli ultimi mesi del governo Monti”. Anche Andrea Gibelli, Lega Nord, vicepresidente della Regione Lombardia si schiera per unificare le scadenze elettorali: ”E’ assurdo che per accontentare il compagno Bersani si sprechino cento milioni di euro. Il governo quindi faccia marcia indietro e si convinca dell’assoluta necessita’ di accorpare le elezioni regionali a quelle politiche”. Nel caso la situazione dovesse precipitare, resterebbe irrisolto il problema della riforma elettorale. Nella commissione Affari costituzionali che ne discute da mesi al Senato senza trovare un accordo, l’unica novita’ e’ un emendamento del leghista Roberto Calderoli che prevede un premio al primo partito pari al 20% dei seggi conquistati, prospettiva che non dispiace al Pd. Secondo l’ex ministro della Semplificazione legislativa, questo premio andrebbe al partito o alla coalizione che prende piu’ voti pur non ottenendo il 42,5% dei consensi, soglia fissata da Pdl, Lega Nord e Udc per far scattare il premio di governabilita’ del 12,5%. Bersani e’ intanto tornato a ribadire la posizione del Pd: ”Sia chiaro che il Pd non potrebbe accettare una soluzione che dichiarasse in anticipo che l’Italia e’ ingovernabile. Non possiamo accettarlo non per il partito, ma per l’Italia”. Quanto al ”lodo Calderoli”, ironizza: ”Sono gia’ diventati due-tre lodi, si va da Lodi a Melegnano con grande facilita’, ogni ora e mezza cambiano le proposte”.

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