Una polemica tira l’altra per il ministro dei Beni culturali. Dopo la discussa nomina di Giovanna Melandri alla presidenza del Maxxi di Roma arriva adesso la beffa del mancato finanziamento di Umbria Jazz.


Lorenzo Ornaghi ha rifiutato il finanziamento dell’edizione invernale della celebre manifestazione internazionale umbra con la scusa che  “il jazz non è espressione diretta della cultura italiana”. Immediate le bordate di repliche e polemiche.
Prima fra tutte quella di Renzo Arbore, Presidente dell’Associazione Umbria Jazz.
«Mi permetto di suggerire affettuosamente al ministro Ornaghi — dice —, di avvalersi di collaboratori più preparati perchè Umbria Jazz, sia nell’edizione estiva che in quella invernale di Orvieto, è una delle eccellenze italiane per le quali siamo conosciuti nel mondo. E non solo nell’ambito Jazz. Dopo il Festival di Venezia e quello di Sanremo per notorietà e qualità nel mondo viene proprio Umbria Jazz. Che il Jazz poi non sia musica italiana è un grave errore che il prossimo anno, grazie al sottoscritto, con filmati e testimonianze, risolveremo documentando come il Jazz sia stato inventato in verità per un terzo proprio dalle comunità italiane. Una storia tutta da vedere».
«Siamo un’eccellenza, proprio come la Ferrari — prosegue —. Tanto da aver meritato intere pagine sul New York Times che ci elogiava proprio per il nostro stile italiano, ormai non più secondo a nessuno per preparazione, innovazione e qualità. Musicisti come Bollani, Rea, Rava, Petrella, Fresu sono ormai i migliori al mondo e non lo diciamo noi ma la stampa specializzata e il successo di pubblico che i loro concerti nel mondo suscitano. Umbria Jazz è il festival jazz più importante del mondo, secondo solo forse a Montreal in Canada che pure non gode dello stesso appeal con la sua formula week-end».
Ma alla divertente pesa di posizione di Arbore si aggiungono le critiche piccate di parte della cultura italiana per il modo con cui Ornaghi sta gestendo da un anno a questa parte il delicato dicastero. Un anno caraterizzato da incomprensibili silenzi su tutto quanto riguardi il suo ministero (a cominciare dalla tacita accettazione della riduzione dei termini del silenzio assenso nlle aree sottoposte a vincolo) fino alla supina adesione agli ordini del Pd quando si tratta di avallare importanti nomine.
Quanti hanno sempre sbeffeggiato il predecessore Bondi hanno di che ricredersi. Ornaghi è un novello Attila che passa sulla cultura italiana calpestando tutto e tutti a partire dal buonsenso.

 

{jcomments on}