Le elezioni regionali siciliane hanno due sicuri vincitori (l’asse PD-Udc e Beppe Grillo) e molti sconfitti (il Pdl, Miccichè e gli alleati finiani, l’Idv e tutta l’estrema sinistra).
Soprattutto esce sconfitto il Centrodestra che in Sicilia ha tenuto lontano dalle urne i tanti delusi (mai si era registrato un così alto tasso di astensione) e ha pagato le divisioni interne.


Inutile addossare colpe al segretario Angelino Alfano. Piuttosto sarà bene ragionare sulla confusione politica che, in Sicilia come a Roma, sta caratterizzando da tempo, da troppo tempo, il partito. E sul perchè il PDL da tempo, da troppo tempo, più che unire divida.
In un sistema elettorale maggioritario vincono le colizioni, si impongono le unioni tra forze omogenee. Questo gli elettori lo hanno capito. I partiti no. Il PDL meno degli altri. E così si arriva ad avere alla presidenza della Regione Sicilia due candidati di centrodestra, due schieramenti che, insieme avrebbero vinto. Già, insieme. Invece, divisi, hanno consegnato la regione all’insolita alleanza  tra un comunista dichiaratamente gay e gli ex democristiani di Casini e Buttigliones sempre memori della vecchia teoria dei due forni di andreottiana memoria. E che ora rischia di essere riprodotta in altre regioni e anche a livello nazionale  anche considerando il pessimo risultato dei dipietristi dell’Idv e della sinistra vendoliana. Proprio quello che aspettava Pierfurby Casini per abbracciare Bersani e dar vita al grande iniucio che dovrebbe portare a un governo PD-Udc e, magari, il Casini stesso a Quirinale.
Qualcuno dovrà poi spiegare a cosa sia servito il Grande Sud dell’ex pidiellino Miccichè se non a una inutile prova di forza all’interno di un centrodestra che era maggioritario in regione. E che lo sarebbe ancora se si fosse presentato unito e avesse saputo interecettare almeno una parte dei tanti delusi che non si sono recati alle urne.  
Ma tutto questo, nel Centrodestra di oggi, sembra essere secondario. Meglio entusiasmarsi sulle diatribe tra Alfano e Santanchè o sognare sull’ipotetica nuova lista di Silvio Berlusconi.

Brunello Cavalli

 

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