Si estende l’inchiesta bolognese sulla segretaria del leader del Pd Zoia Veronesi.
Adesso è anche la Corte dei Conti ad indagare sull’incarico affidato alla segretaria storica di Pier Luigi Bersani, dalla Regione Emilia-Romagna, per curare i rapporti con le istituzioni centrali e con il Parlamento.

La Procura della Corte dei conti ha aperto un fascicolo sull’incarico a Veronesi, per verificare che non abbia costituito un danno erariale per le casse della Regione, dopo la presentazione ai pm dell’esposto del deputato Fli Enzo Raisi (compilato dall’avvocato Michele Facci, consigliere comunale del Pdl).
Secondo l’accusa, la Veronesi avrebbe lavorato a Roma per conto di Bersani, quando in realtà era dipendente della Regione che quindi le pagava stipendio e contributi. Il periodo sotto esame è di poco meno di un anno e mezzo. La cifra contestata alla Veronesi fra stipendi e rimborsi per le missioni a Roma è di circa 150mila euro.
Le indagini sono ancora in corso. Nei mesi scorsi, in occasione di un lavoro di riorganizzazione dell’archivio, il fascicolo sulla vicenda di Veronesi (insieme ad altri) e’ stato classificato come una delle vicende da mandare avanti con una certa priorita’ da parte dei magistrati contabili. Al momento, pero’, l’inchiesta (affidata alla Gdf) non e’ ancora arrivata a un punto d’arrivo. La decisione di portare la questione di Veronesi all’attenzione della Corte dei conti era annunciata gia’ nell’esposto consegnato da Raisi e Facci in Procura, perche’ valutassero l’eventuale danno erariale. Quindi, al momento, sulla vicenda Veronesi ci sono due inchieste in contemporanea: da un lato quella della Procura contabile, dall’altro quella della Procura ordinaria, che ha un fascicolo in cui risultano iscritti l’ex capo di gabinetto di Vasco Errani, Bruno Solaroli, per abuso d’ufficio e Veronesi per truffa.
Anche Bruno Solaroli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani è indagato nell’ambito dell’inchiesta riguardante Zoia Veronesi, la segretaria storica di Pierluigi Bersani. L’accusa per Solaroli è abuso d’ufficio perché firmò nel 2008 due delibere:  la prima in cui nominò la Veronesi dirigente professional, la seconda in cui creò un incarico ad hoc di raccordo con il Parlamento nominandola poi responsabile di quell’incarico.

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