Per aprire un’azienda? Meglio la Bulgaria o il Perù che l’Italia.
Singapore, Stati Uniti Germania. Ma anche Georgia, Armenia, Perù, Spagna, Bulgaria e Romania. E’ l’elenco (molto ridotto) dei Paesi che precedono l’Italia nella classifica dei Paesi dove è più facile fare impresa.

La graduatoria “Doing business 2013” è stata stilata dalla Banca mondiale. Al primo posto? Singapore. Sul podio Honk Kong e Nuova Zelanda. Per trovare l’Italia bisogna scendere in basso. Molto in basso: al 73° posto (su 185 Paesi analizzati).
I problemi che affossano l’Italia sono quelli che ben conoscono tutti quelli che hanno provato ad avviare  un’impresa. Per fare due esempi: per ottenere un permesso di costruzione servono 234 giorni. E per avere l’allaccio alla corrente elettrica occorrono 155 giorni. Il confronto con la capolista è impietoso. A Singapore bastano tre giorni per avviare un’impresa, meno di un mese per ottenere un permesso di costruzione e 36 giorni per “dare luce” all’azienda.
Non solo: in realtà il 73° è il risultato combinato di diverse graduatorie. In alcune l’Italia è ben oltre la 100° posizione. E’ il caso dell’accesso al credito, del tempo necessario a ottenere licenze di costruzione. In tre parole: colpa della burocrazia. Ma  a far precipitare il Paese sono, ancora una volta, le tasse sulle imprese. L’eccessiva pressione fiscale condiziona le aziende. A dirlo è uno degli indici: il total tax rate. In pratica è il peso (in percentuale) delle tasse in relazione ai profitti. In Italia è al 68,3%: 130 posizioni più in là della capolista. Singapore registra un total tax rate del 27,6%. Ma non serve andare in Asia per trovare una tassazione molto più leggera: in Germani, per citare uno Stato europeo, la percentuale è del 46,8.
Certo, “Doing business” non pretende di essere una graduatoria esaustiva perché non include la stabilità macroeconomica, le dimensioni del mercato e altri fattori come la corruzione.

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