Il giornalista ha “una spiccata capacità di delinquere “ e pertanto per lui il carcere è pienamente legittimo. Così, nero su bianco, la quinta sezione penale della Cassazione nelle 26 pagine di motivazione contenute nella sentenza 41249 a cui spiega il perché è stato bocciato il ricorso di Sallusti lo scorso 26 settembre.

In particolare, gli ermellini, citando la Corte europea, ricordano che il carcere per la diffamazione rientra tra le «ipotesi eccezionali» tuttavia legittime nei casi di «condotte lesive di diritti fondamentali».
Nello specifico, la suprema Corte mette in evidenza «la spiccata capacità a delinquere, dimostrata dai precedenti penali dell’imputato» e «la gravità del fatto delineata dalle modalità di commissione di fatti caratterizzati da particolare negatività». La suprema Corte nelle motivazioni spiega come la detenzione sia legittima perché Sallusti è recidivo: il direttore de Il Giornale spiega infatti la suprema Corte, ha già a suo carico «sette pregresse condanne per diffamazione di cui sei in relazione all’ipotesi prevista dall’art. 57 c.p.». Alla luce di queste considerazioni, la Cassazione spiega che «non può ammettersi l’esistenza di una lecita attività lavorativa che abbia, come inevitabili prodotti naturali, fatti lesivi di diritti fondamentali dei cittadini».
Intanto la commissione Giustizia del Senato ha approvato il disegno di legge sulla diffamazione, dando all’unanimità mandato al relatore per la presentazione in Aula.Le multe restano da 5 mila a 100 mila euro, ma è stato approvato un emendamento secondo cui sono commisurate alla gravità dell’offesa e alla diffusione della testata.

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