I soldati italiani stanno perdendo la pazienza: il governo è troppo inerte nella vicenda dei due fucilieri arrestati in India. Soprattutto dopo l’enensimo rinvio da parte dell’ Alta Corte del Kerala, chiamata a decidere se i due Marò, i fucilieri di Marina del Reggimento San Marco, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre possano tornare in Italia, per essere giudicati da un tribunale nazionale.


Dall’inidente che li ha messi sotto accusa sono passati ormai 8 mesi e nessun passo avanti è stato fatto.  E adesso la pazienza dei commilitoni ha superato il limite.
“Presidente, lo sente l’urlo degli italiani??? Fucilieri a casa liberi! I soldati si stanno inc..ando”. E poi: “Un altro rinvio, voglio credere e sperare che sia davvero l’ultimo! Stringeremo ancora i denti e le mascelle fino a fratturarceli, ma vi devono lasciar andare!”. O ancora: “Adesso basta! Non c’e’ alcuna buona fede (se mai c’e’ stata), nessuna buona volonta’ di risolvere la questione in modo pulito, cioe’ legale. Adesso e’ il caso di andare a riprenderceli…in qualunque modo!”.
Sono solo alcuni dei tantissimi messaggi postati su Facebook.
Grande accusato il ministro degli Esteri, Terzi, del quale ormai militari di ogni corpo invocano le dimissioni.
“E’ inaccettabile – si sfoga Paolo, Ufficiale di Marina, che pur non essendo del San Marco, vive con rabbia e dolore questa situazione – Mi chiedo: se un governo non sa tutelare i propri militari in un caso “diplomatico” come questo, cosa potrebbe fare in caso di un conflitto a fuoco? Se qualcuno dovessere aprire il fuoco contro militari italiani, in uno dei tanti teatri nei quali siamo impegnati, come reagirebbero i nostri Ministri e il Presidente della Repubblica, che e’ capo supremo delle Forze Armate?”
E mentre più d’uno ipotizza un blitz che riporti in italia i due marò, da noi la tensione sul problema pare affievolirsi.
Impossibile non notare la diversità di comportamento del nostro governo tra il caso  dei  due militari che stavano compiendo il proprio dovere e quelli di qualche aderente a organizzazioni pseudoumanitarie il cui rapimento mobilità in massa i governi italiani pronti a pagare a suon di milioni il loro rilascio.

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