Case gratis (o quasi) agli immigrati di Bologna. Il Comune felsineo paga dei privati per dare delle case in affitto agli immigrati che pagano poi un canone molto esiguo (alcuni pagano anche 50 euro).

Funziona così. Il Comune e l’Acer (l’ex Iacp), individuano appartamenti di privati a cui offrono di fare un contratto, pagare completamente l’affitto, le caparra e l’agenzia immobiliare che ha trovato la soluzione e ci inseriscono il nucleo familiare. Il Comune e l’Acer (l’ex Iacp), individuano appartamenti di privati a cui offrono di fare un contratto, pagare completamente l’affitto, le caparra e l’agenzia immobiliare che ha trovato la soluzione e ci inseriscono il nucleo familiare. Esistono già le case popolari gestite dall’Acer che assegna circa 12.400 appartamenti a cittadini in graduatoria di tutti i gruppi etnici, e anche con tutte le tipologie di problemi, ma non basta. Così il Comune spende in affitti per altri immobili destinati solo agli immigrati altri 734mila euro. Di questi 630mila in canoni di locazione, 68 mila in spese accessorie e 35 mila circa per la gestione di Acer (guarda i documenti reperiti dal Comune di Bologna). La cifra diventa poi 1 milione 300mila euro grazie ad altri interventi sociali connessi.
La denuncia viene da Lucia Borgonzoniconsigliere comunale della Lega Nord che ha sollevato il caso. “Se un italiano finisce per strada non credo ci si adoperi con lo stesso tipo di aiuto. Basta guardarsi in giro e capire che disastri sta facendo la crisi su tutte famiglie. Non capisco perché ci debba essere questa disparità di trattamento. Voglio andare fino in fondo su questa vicenda”.
“Siamo completamente fuori di testa”, ha detto in un’intervbista al quotidiano online Affari Italiani.
Ma c’è dell’altro.  L’aiuto pubblico non è ancorato a una fase transitoria in cui si spera che l’immigrato possa migliorare la propria condizione ma si manifesta come puro assistenzialismo. E con i tagli in corso il dato appare ancora più distorto e paradossalmente discriminatorio. “Comportamento che non si adotta per una famiglia, per un singolo come i padri separati, per gli esodati che finiscono per strada o dormono in macchina, ai quali si risponde che non ci sono risorse per aiutarli”, chiude la Borgonzoni.

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