Il potere d’acquisto delle famiglie è ai minimi storici: in un anno si è ridotto del 4,1%. Nel secondo trimestre del 2012, tenuto conto dell’inflazione, il potere d’acquisto delle famiglie consumatrici – ha infatti comunicato l’Istat – si è ridotto dell’1,6% rispetto al trimestre precedente e appunto del 4,1% rispetto al secondo trimestre del 2011.

Quest’ultimo è il dato peggiore almeno dal 2000, ossia da dodici anni. In calo anche i profitti delle società non finanziarie, scesi ai livelli più bassi dal 1999, anno d’inizio delle serie storiche dell’Istat. Secondo i dati diffusi dall’Istituto, la quota di profitti delle società non finanziarie è scesa al 38,5%, con una riduzione di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 2,1 punti rispetto al corrispondente trimestre del 2011. Il tasso d’investimento delle società non finanziarie, pari al 21%, è risultato inferiore di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,3 punti percentuali rispetto al corrispondente trimestre del 2011. Per quanto riguarda i grandi numeri, il Pil italiano cala per il terzo trimestre consecutivo scendendo ai livelli più bassi da fine 2009: nel secondo trimestre del 2012, il prodotto interno lordo è infatti diminuito dello 0,8% rispetto al trimestre precedente e del 2,6% rispetto al secondo trimestre del 2011 (è il calo più forte dall’ultimo trimestre del 2009, quando era diminuito del 3,5%). Migliora invece, sempre nel secondo trimestre del 2012, l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche rispetto al Pil. Il rapporto deficit/Pil è risultato, infatti, pari al 2,8% a fronte del 3,2% del corrispondente periodo del 2011. In questo caso si tratta di una revisione del dato della prima stima.