Il ministro degli Interni conferma l’elargizione di milioni di euro alla Telecom per degli inefficaci ed inutili braccialetti elettronici per controllare i detenuti. E la società di Bernabé assume come alto dirigente Piergiorgio Peluso, figlio della Cancellieri. Un intreccio tra spreco di denaro pubblico e parentela.


La madre ministro degli Interni. Il figlio alto dirigente Telecom. Di mezzo un affare da decine di milioni di euro. Nel lontano 2003 – come riportato da un articolo del Fatto – Viminale e Telecom siglavano un accordo per l’utilizzo di braccialetti elettronici per sorvegliare i detenuti ai domiciliari: 81 milioni per un contratto in scadenza a fine 2011. Un enorme spreco di denaro pubblico per la Corte dei Conti che ha ritenuto tale intesa “antieconomica ed inefficace”. Finora pochissimi (14) i detenuti che avrebbero utilizzato questo dispositivo elettronico.
Nel 2012 – appena insediata – il ministro Annamaria Cancellieri (nella foto con il figlio) rinnova incredibilmente il contratto con Telecom per altri 7 anni. E dallo scorso 26 settembre a Piergiorgio Peluso viene affidato il settore di Administration, Finance and Control di Telecom. E chi è Peluso? Il figlio della Cancellieri. A comunicarlo è lo stesso presidente Franco Bernabè tramite una circolare interna: poche righe per presentare il nuovo arrivato.
Peluso, 44 anni, laurea in Discipline Economiche e Sociali (DES), gode di un curriculum di tutto rispetto: in passato ha lavorato per Credit Suisse First Boston, Mediobanca e Arthur Andersen. Poi Responsabile della Divisione Corporate & Investment Banking Italia del Gruppo Unicredit. Per ultimo è stato direttore generale di Fondiaria Sai.
Adesso il salto a Telecom. A guardare l’organigramma interno la sua posizione è elevata: sotto solo al Consiglio di Amministrazione e al presidente Bernabè. Uno stipendio lordo – più o meno – di 600mila euro l’anno dove, gestendo la contabilità della società, dovrà inserire in bilancio anche la partita dei braccialetti. Meeting ufficiali Telecom-Viminale, in cui si discuterebbe anche di denaro pubblico, che potrebbero assomigliare a cene di famiglia tra madre e figlio. E’ opportuno? Non costituisce un conflitto di interessi?

Giacomo Russo Spena        
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