Mentre la Guardia di Finanza a Roma arresta l’ex capogruppo del Pdl Fiorito, scoppia in casa Pd  il “caso Penati”
L’ ex capogruppo del Pdl alla Regione Lazio Franco Fiorito è stato questa mattina arrestato dal nucleo di polizia Valutaria della Guardia di Finanza. Nei suoi riguardi la Guardia di Finanza ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Roma, su richiesta della Procura della Repubblica.

 

L’ex capogruppo del Pdl – che è già stato trasferito in carcere – è accusato di peculato. Militari del Nucleo di polizia valutaria delle Fiamme Gialle stanno anche eseguendo una decina di perquisizioni.

Ma sull’altro fronte politico, dopo la richiesta di rinvio a giudizio di Filippo Penati scoppia la bufera. L’ex presidente della Provincia di Milano (ed ex braccio destro del segretario del Pd Bersani), infatti, ha rotto quel silenzio che si era imposto dopo essere entrato nella lista degli indagati della procura di Monza che ipotizza corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti per un giro di tangenti sulle aree ex Falck e Marelli di Sesto san Giovanni.
In particolare Penati intende respingere quella richiesta di dimissioni da consigliere regionale che da più parti gli viene avanzata.
A quanti lo sollecitano a lasciare Penati replica: “chiedo che mi venga applicato lo stesso metro di giudizio di Vendola, la cui posizione è per alcuni aspetti ben più grave della mia”.
“Sottolineo – aggiunge – che le accuse nei miei confronti non riguardano la mia carica attuale e sono relative a episodi risalenti a molti anni fa”. Come a dire che per Vendola non è proprio così. Che quelle accuse colpiscono il leader di Sel nel vivo della sua attuale attività di governatore della Puglia. Che le dimissioni nemmeno ipotizzate dal politico con l’orecchino, né mai chieste dalla sinistra cominciano a pesare. E sicuramente peseranno se, come sembra, il messaggio trasversale inviato da Penati a Bersani non sarà l’ultimo.

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