Amara sorpresa per i lavoratori delle zone terremotate di Emilia Romagna e Lombardia.  “Il 10 per cento delle buste paga dei terremotati ha importo 0. Zero euro. Neppure un centesimo di stipendio. Vuote. Per migliaia di cittadini residenti in 34 comuni, quelli rientrati nel cratere del terremoto di maggio scorso che ha colpito Emilia Romagna e parte della Lombardia e del Veneto,

il totale delle trattenute in busta paga è pari al totale delle competenze”, avverte la Cgil di Mantova che spiega: “nel mese di settembre nelle zone colpite dal sisma si è scatenato un altro terremoto: l’Irpef. Dallo stipendio di settembre è stata decurtata l’Irpef di quattro mesi che era stata sospesa (giugno, luglio, agosto e della quattordicesima) azzerando, su stipendi modesti, l’intero importo”.
“Mediamente quattro mensilità incidono su una busta paga circa 700 o 800 euro”, precisa il sindacato.
A “crollare” sotto il peso dell’Irpef, spiega la Cgil, è la metà del territorio mantovano: 34 comuni su 70. Dunque centinaia di migliaia di lavoratori, di famiglie che nel recupero delle imposte sospese nei mesi scorsi, non hanno incassato neppure un euro.
A farne le spese sono per ora un migliaio di lavoratori dipendenti residenti nei 34 Comuni terremotati del mantovano (su 70 della provincia) e che hanno hanno già ricevuto la busta paga di settembre, i quali si sono ritrovati con con stipendi “falcidiati” a causa del recupero in un’unica soluzione dell’Irpef arretrata, non versata dopo il sisma perchè sospesa. Secondo il sindacato si tratta solo di primi casi: molti altri, e in altre zone, presto si ritroveranno nella stessa situazione.
La sospensione dei pagamenti delle tasse per Emilia Romagna, Lombardia e Veneto è stata prorogata al 30 novembre, rispetto all’iniziale scadenza fissata al 30 settembre. Ma la sospensione non include i sostituti d’imposta, ossia aziende e datori di lavoro. Esclusione su cui, sottolinea il sindacato, non si è ancora intervenuti, perchè il secondo decreto di proroga ha poi solo fatto slittare il termine finale.
E’ l’ennesimo pasticcio del governo Monti.
Ma tranquilli, va bene così. Tutto quello che fa il Professore è ben fatto.
Non è come quando c’era Berlusconi quando il pur tempestivo intervento per il sisma dell’Aquila è stato pretesto per imbastire una vergognosa campagna contro l’allora governo.
Stia ben tranquillo il profesore tanto caro alla finanza internazionale: Sabina Guzzanti non farà un secondo “Draquila” il film documentario contro l’azione del governo nela capoluogo abbruzzese.
Adesso c’è Monti e che ci frega dei terremotati! Non hanno più la casa? E allora? Che paghino tasse e non rompano!

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