In merito alla proposta del Ministro dell’Istruzione di modificare le attuali norme sull’insegnamento della riportiamo questo commento di Michele Marsonet per la Fondazione Magna Carta.

 

 

Desta sincera sorpresa una proposta, uscita oggi sulla stampa quotidiana, del ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Francesco . Il ministro vorrebbe, tra l’altro a pochi mesi dalle elezioni politiche, “cambiare l’ora di religione” nelle scuole.
Due le reazioni principali. In primo luogo l’ex rettore del Politecnico di Torino è un ministro “tecnico” e in quanto tale, non avendo ricevuto un’investitura popolare diretta, non dovrebbe entrare in problematiche che toccano in modo diretto la coscienza dei cittadini. In secondo luogo molti si sono posti una domanda. Con tutti i problemi che affliggono il mondo dell’istruzione – dalla scuola primaria all’università – è mai possibile che il ministro in carica si occupi dell’ora di religione?
Essendo la proposta appena uscita non se ne conoscono ancora bene i contorni. Pare comunque che l’idea di fondo sia la seguente. In Italia abbiamo un alto numero di studenti che provengono da Paesi, religioni e culture diversi. Ne consegue che l’ora di religione dovrebbe invece diventare un corso di storia delle religioni o di etica.
Mi si permetta di notare che, almeno in questo caso, il ministro dimostra di essere ben poco informato. Perché la proposta che egli lancia è già stata realizzata. L’ora di religione nel senso tradizionale del termine non è più obbligatoria da tempo. Genitori e alunni possono scegliere, a ogni inizio di anno scolastico, se seguire l’ora di religione cattolica oppure corsi alternativi in cui si parla, per l’appunto, di storia delle religioni in genere e di questioni etiche.
E non è tutto. Molti docenti di religione provvedono da soli a informare gli allievi circa i principi fondamentali delle grandi religioni non cristiane, trattando pure temi etici. Ne conosco molti che lo fanno, e ritengo che un tale approccio sia lodevole da molti punti di vista.
Qual è quindi il problema? E quali le ragioni che hanno indotto Profumo a lanciare proprio ora la sua proposta? Confesso che, dal mio punto di vista, non riesco a trovare risposte facili e plausibili. Né voglio credere ad alcuni commenti maligni della stampa, secondo i quali il ministro vorrebbe entrare nell’agone elettorale non più come “tecnico”, ma in qualità di politico vicino a certi ambienti.
Risulta difficile abolire l’ora di religione – facoltativa, lo ripeto – se ci sono genitori e studenti che ne chiedono la presenza (e sono tanti). Inoltre si tratta di materia regolamentata attraverso i rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa, questione non certo di poco conto.
Massimo Borghesi, docente all’Università di Perugia, aggiunge dal canto suo una considerazione molto importante. “L’Islam – egli scrive in “Il sussidiario.net” – è notoriamente diviso tra sunniti e sciiti mentre le scuole fondamentali di giurisprudenza sono quattro. Chi deciderà la forma corretta dell’Islam e chi formerà i futuri insegnanti? Per questo non è affatto detto che le autorità islamiche, in Italia, desiderino l’insegnamento della loro religione nella scuola statale”.
Concludo con un rilievo e un invito. Il rilievo è il seguente. In un momento di contrapposizione radicale tra Islam e Occidente cristiano, come può venire in mente a un membro del nostro governo di indebolire ulteriormente una componente così importante della nostra identità? Non rischia di essere un cedimento pericoloso, considerata la forza – che spesso tracima in violenza – con cui gli islamici difendono invece la loro, d’identità?
E infine l’invito. Il ministro Profumo è notoriamente un ingegnere. E pure bravo, poiché è stato capace di portare il Politecnico di Torino a livelli di eccellenza. Ma, viste le sue competenze tecnico-scientifiche, cosa gli fa pensare di poter intervenire in modo diretto su temi come questi? Non sarebbe meglio chiedere consiglio a esperti – ovviamente non ingegneri – più ferrati di lui sulla materia?{jcomments on}