Si vede proprio che i magistrati hanno la querela facile. Lo scrittore Carofiglio ha querelato un critico perché gli ha dato del modesto scrittore imbrattacarte. Carofiglio oltre che uno scrittore è soprattutto  un magistrato, oltre che un senatore del PD.

Accade così che l’editor di Ponte alle Grazie Vincenzo Ostuni abbia pubblicato questo commento pubblicato sulla sua bacheca di Facebook:
“Finito lo pseudo fair play della gara, dirò la mia sul merito dei libri. Ha vinto un libro [di PIPERNO] profondamente mediocre, una copia di copia, un esempio prototipico di midcult residuale. Ha rischiato di far troppo bene anche un libro letterariamente inesistente [di CAROFIGLIO], scritto con i piedi da uno scribacchino mestierante, senza un’idea, senza un’ombra di responsabilità dello stile, per dirla con Barthes”.
Carofiglio sentitosi chiamato in causa da quello “scribacchino mestierante” ha deciso di passare direttamente alle vie legali, denunciando Ostuni che ha dichiarato: “Ci sarà una causa civile, con una richiesta di risarcimento danni”.
Il punto è: si può dire che un libro è letterariamente non valido? Oppure si fa diffamazione?
E in questo caso che ne sarebbe della critica letteraria?
Nel momento in cui è forte il clamore per la conferma della condanna a 14 mesi di reclusione per il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, in ambito culturale ferve anche la discussione sulla querela di Carofiglio.  Perché “se dovesse passare il principio in base al quale si può essere condannati per un’opinione – per quanto severa – sulla produzione intellettuale di un romanziere, di un artista o di un regista, non soltanto verrebbe meno la libertà di espressione garantita dalla Costituzione, ma si ucciderebbe all’istante la possibilità stessa di un dibattito culturale degno di questo nome”. È quanto si legge in un appello promosso da Gabriele Pedullà e dal gruppo TQ (i Trenta-Quarantenni, tra i quali lo stesso Ostuni, che nell’estate dello scorso anno fecero rumore con la loro critica radicale all’industria della cultura) e sottoscritto finora da una quarantina di scrittori e intellettuali, da Fulvio Abbate a Maria Pia Ammirati, da Nanni Balestrini a Marco Belpoliti, Franco Cordelli, Andrea Cortellessa, Valerio Magrelli, Giorgio Vasta.
Essenziale ma esplicativo il commento di Paolo Flores d’Arcais per “il Fatto Quotidiano”: Gianrico Carofiglio è, in ordine cronologico, un magistrato, uno scrittore, un senatore della Repubblica (eletto con il Pd). Come senatore decide le leggi, come magistrato le fa applicare, come scrittore… scrive libri, che poi i critici esalteranno o stroncheranno e i lettori compreranno o ignoreranno, direte voi. Non esattamente. Il Carofiglio scrittore, se qualcuno ne stronca i talenti letterari, sporge querela e pretende risarcimenti in danaro sonante.