L’impegno assunto dai vertici della nell’incontro fiume a Palazzo Chigi è chiaro: salvaguardare la sua presenza in Italia e investire soltanto «al momento più idoneo», quando ci sarà la piena ripresa del mercato europeo dell’auto. 
Tuttavia le parole del presidente John Elkann e dell’amministratore delegato Sergio sembrano non aver rincuorato il proprietario della Tod’s Diego Della Valle.

«CI PRENDONO IN GIRO». Così, dopo l’affondo di qualche giono fa («Il vero problema in Fiat sono Elkann e Marchionne»), lunedì 24 settembre, intervenendo a un convegno all’università Bocconi a Milano, al quale ha partecipato anche il ministro per lo Sviliuppo, Corrado Passera, ha ribadito: «Questi improvvisati della Fiat ci vogliono raccontare perché non fanno automobili in Italia». La banalità, ha aggiunto «è tale che l’indisponenza viene perché ci si vuole prendere in giro con argomenti non convincenti».

 

«Lingotto? Preso con la mani nella marmellata. Se ne voleva andare»

La Fiat è stata presa «con le mani nella marmellata perché se ne voleva andare, con gli uffici stampa che lavorano più degli uffici progettazione». Per l’imprenditore, poi, «se qualcuno viene dall’estero, tipo la Volkswagen, farà belle macchine. La crisi esiste per chi non ha nulla da vendere».
Il nodo cruciale è l’innovazione: «Vogliono spiegare a noi imprenditori seri che non si può innovare in tempo di crisi e non si possono fare nuovi prodotti, mentre noi restiamo soli perché innoviamo» ha dichiarato, rivedicando il ruolo di big dell’imprenditoria italiana.
«NON CHIEDIAMO AIUTI». Sul made in Italiy ha ribadito: «Siamo un settore abituato a fare da sè. Siamo imprenditori che non si alzano la mattina e vanno a chiedere allo Stato aiuti di sorta». Ha quindi mostrato preoccupazione: «Dobbiamo sbrigarci altrimenti andranno avanti solo alcune imprese toniche, magari acquirenti di altri gruppi stranieri o come prede dall’estero». 
MONTI: «NIENTE CONCESSIONI FINANZIARIE». Proprio sul tema di aiuti, il presidente del Consiglio, Mario Monti aprendo la conferenza dell’Ocse ha affermato che «Fiat non ne ha chiesti, nemmeno cassa  in deroga». 
«Non sono state chieste», ha precisato Monti «concessioni finanziarie e se fossero state chieste non sarebbero state concesse». 
Per il premier l’esito dell’incontro di sabato 22 settembre può essere visto «come una scommessa» per l’azienda e per l’esecutivo. «Il governo», ha proseguito «non si è impegnato a dare aiuti finanziari alla Fiat ma a salvaguardare la Fiat in Italia e il suo patrimonio di ricerca».{jcomments on}