Il direttore de il Giornale: Alessandro Sallusti rischia 14 mesi di carcere. La corte d’Appello di Milano lo ha condannato per diffamazione aggravata in tempi record. E per un articolo neppure firmato. Il 26 la Cassazione decide se dovrà andare in carcere. La colpa? Non dei giudici ma dei politici che non hanno mai cambiato una legge antidemocratica.


L’udienza in Cassazione è fissata per mercoledì prossimo. Se la Suprema Corte respingerà il ricorso presentato dai suoi legali, la sera stessa – o al più tardi la mattina successiva – il direttore responsabile del Giornale Alessandro Sallusti verrà arrestato e rinchiuso in carcere per scontare la condanna emessa il 17 giugno dell’anno scorso dalla Corte d’appello di Milano: un anno e due mesi di carcere senza condizionale, per diffamazione a mezzo stampa.
A querelare Sallusti, e a ottenere nei suoi confronti una pena di una durezza senza precedenti, è stato un magistrato.
A dire il vero, in primo grado il giudice aveva ottenuto scarsa soddisfazione: Sallusti era stato condannato ad una pena modesta, una ammenda di cinquemila euro. Ma il magistrato non si è accontentato. E neanche la Procura di Milano. Hanno fatto appello, chiedendo che Sallusti venisse punito più duramente. E la prima sezione della Corte d’appello ha accolto in pieno le richieste della presunta vittima e del pm. Un anno e due mesi di carcere: senza sospensione condizionale. Quattordici mesi da trascorrere dietro le sbarre.
Rispetto ai tempi medi della giustizia, il processo è sttao molto rapido. Tutto comincia nel febbraio 2007, quando sul quotidiano torinese La Stampa viene pubblicato un articolo che nel giro di poche ore rinfocola le polemiche mai sopite intorno alla legge sull’aborto. » la storia di una ragazzina di 13 anni, rimasta incinta e autorizzata ad abortire dal tribunale di Torino: ma, dopo la interruzione forzata della gravidanza, preda di scompensi emotivi talmente pesanti da portarla al ricovero in un reparto di psichiatria. Parte immediata la polemica, da una parte chi difende la scelta dei giudici e degli assistenti sociali, dall’altra la Chiesa e il fronte antiaborto si indignano: chi ha permesso a una bambina di abortire senza esplorare altre strade? La notizia rimbalza sulle agenzie di stampa, e l’indomani su diversi giornali. Compreso Libero, allora diretto da Sallusti. Alla vicenda, il quotidiano dedica un articolo firmato dal cronista Andrea Monticone, che racconta senza fronzoli la vicenda, e un corsivo pesantemente critico firmato con lo pseudonimo di ìDreyfusî: ´Qui ora esagero. Ma prima domani di pentirmi, lo scrivo: se ci fosse la pena di morte e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo, il giudiceª.
“L’Italia è l’unico Paese europeo dove un giornalista rischia il carcere per ciò che scrive. Nelle democrazie Occidentali e negli Stati Uniti, il reato di diffamazione è regolato dal codice civile”. E’ Il Fatto Quotidiano, in un articolo dedicato alla surreale vicenda che rischia di portare il direttore del Giornale in carcere, a esprimere solidarietà ad Alessandro Sallusti. Il quotidiano diretto da Padellaro è l’unico foglio, insieme al Giornale, a riportare la notizia. “In Italia un giornalista può andare in galera anche per vicende surreali come quella che sta vivendo Sallusti”.