La Uil smentisce i luoghi comuni.
Quanti luoghi comuni e convinzioni errate sulla scuola in Italia. La Uil ha pubblicato un dossier per smentirli, una «operazione verità» per rispondere agli attacchi spesso mossi dalla politica e «sui quali si è basata l’azione soprattutto dello scorso governo».
Per esempio, non è vero che in Italia si spende troppo per l’istruzione. Stando infatti ai dati Ocse e Ue, il Paese destina appena il 4,7% del suo Pil alla scuola, contro una media europea del 5,44%.
ULTIMI PER SPESA. Anche il confronto facendo riferimento al totale della spesa pubblica è imbarazzanta per l’Italia, che con il 9,1% è all’ultimo posto della classifica, contro una media del 10,8% nella Ue-27.
In quanto agli insegnanti non è vero che costano di più e che lavorano meno. Anzi, le ore di lezione dei docenti alle scuole primarie e superiori sono superiori al resto del continente, mentre alle media si è perfettamente in linea: 18 ore a settimana. Gli stipendi invece sono inferiori a quelli dei colleghi europei. Secondo la Uil addirittura da 4 a 10 mila euro all’anno tra inizio e fine carriera. «Nel dettaglio, se un insegnante italiano di scuola media ad inizio carriera guadagna 24 mila euro (la media Ue è di 28 mila) un collega tedesco ne guadagna 42 mila, uno spagnolo 34 mila».
LA FINE IDEALE DEL PERCORSO È A 19 ANNI. Non sono troppi nemmeno gli anni passati dagli studenti sui banchi. Su 27 Paesi sono 16 quelli in cui ci si diploma a 19 anni, esattamente come in Italia, e sono anche i più prestanti. In 11 Paesi è invece prevista un’uscita anticipata a 18 anni.
Altro luogo comune smentito è quello che vorrebbe le aule italiane meno affollato di quello del resto d’Europa. In realtà la media è la stessa: 21,3 alunni per classe. E così crollerebbe anche l’assioma su cui siè fondato il taglio di 87 mila cattedre operato nel passato quadriennio.
Inoltre, dalla Uil scuola hanno spiegato che «è evidente che in Italia c’è un problema di distribuzione, che gli interventi lineari non hanno toccato, per cui ci sono troppe classi con 30 alunni e oltre».
PIÙ ORE A SCUOLA CHE NEL RESTO D’EUROPA. In compenso gli alunni italiani passano a scuola più ore di quelli europei: 8.136 tra i 7 e i 14 anni, un dato che mette l’Italia in testa alla classifica dei Paesi Ue, davanti a Olanda e Francia. «La considerazione che non traspare dalle statistiche è che il tempo pieno nella scuola primaria e il tempo prolungato nella scuola media, rappresentano una tipicità italiana fortemente positiva non altrettanto diffusa in Europa», ha spiegato la Uil.
Italia in vetta anche alla classifica della burocrazia. Nel 2010 il ministero dell’Istruzione ha prodotto 512 provvedimenti, 486 nel 2011, 261 fino ad agosto 2012: «Quasi due al giorno a cui vanno ad aggiungersi quelli regionali, provinciali, comunali: inviati è vero per via telematica, ma stampati e protocollati giornalmente nelle scuole, con un carico di lavoro e rigidità tutte italiane», ha osservato il sindacato.
E l’Italia resta ancora indietro rispetto agli obiettivi di Lisbona 2010 o Europa 2020. La dispersione scolastica è calata al 18,8% negli ultimi 10 anni, ma il 10% auspicato è ancora un miraggio. «Crescono i laureati in materie scientifiche. Siamo lontani, invece, in relazione al livello delle acquisizioni delle competenze di base dove registriamo un gap dell’11%», ha aggiunto la Uil.